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MAFIA DI STATO

A 27 anni dall’introduzione del 416 - bis nessuno più  (teorie dellutriane del “Mafia way of life” a parte) si sognerebbe di negare l’esistenza del fenomeno mafioso, come un tempo accadeva.Una piaga intollerabile che soffoca lo sviluppo sociale ed economico di metà del nostro territorio,e falsa in partenza l’economia nazionale e globale.Un esecutivo di un Paese che si suol definire civile e democratico non dovrebbe avere esitazione nell’ inserire la lotta generalizzata alla criminalità organizzata tra i primi e fondamentali punti della propria agenda di governo. In un Paese veramente civile probabilmente si proclamerebbe lo stato d’emergenza. Eppure in Italia da decenni si susseguono Governi che tacitamente inducono a convivere con il fenomeno mafioso, come se esso non esistesse o come se non fosse un problema della politica ma di esclusivo appannaggio della Magistratura e delle forze dell’ordine. La volubilità dell’opinione pubblica, assuefatta agli strali anestetici dell’informazione di regime, fa il resto. La Mafia non è un problema di mero ordine pubblico, questo lo sanno anche i gatti, ma i nostri politici non si sforzano di presentare il problema in termini diversi,in quelle rare occasioni in cui se ne discute, e cioè quando qualcuno spara e ci scappa il morto. Si parla continuamente di economia, di tasse, di occupazione, etc., ma mai un cenno al fatto che metà del territorio nazionale è in mano alle mafie, che metà della nostra economia è in nero, che al sud è praticamente impossibile svolgere attività d’impresa e che le organizzazioni criminali “fatturano” ogni anno una somma su per giù corrispondente a quattro volte la finanziaria 2007. Ai nostri politici tutto questo sembra non interessare. C’è chi considera prioritario riformare le pensioni, chi approvare i Dico, chi modificare la legge 30, la lotta alla mafia sembra quasi un problema secondario, non impellente. Per i magistrati in terra di Mafia fare il proprio dovere è diventato  quasi impossibile. Confindustria promette l’espulsione agli imprenditori che pagano il pizzo. Ma cosa fa lo Stato per proteggere le vittime del racket? Pino Masciari, uno dei pochi imprenditori ad aver denunciato il sistema, vive da 10 anni come un desaparecido insieme alla sua famiglia e gli è stata persino sottratta la scorta. Tant’è che trova addirittura difficoltà a testimoniare nei processi. Il senatore a vita Emilio Colombo tramite la scorta alimentava un traffico di cocaina. Lui si che ne aveva davvero bisogno… Chi può avere il coraggio di denunciare sapendo di non poter contare sul sostegno delle istituzioni?Per quanto tempo ancora tollereremo che i Dell’Utri, i Cuffaro, gli Andreotti siedano comodamente sulle loro poltrone? E’ pur vero, mala tempora currunt,e il degrado morale di questa classe dirigente induce a chiedersi  se davvero sia possibile cadere più in basso di così. Ma dopo 5 anni di Forza Mafia al Governo era lecito aspettarsi qualcosa di più che la nomina a Ministro della Giustizia di un  testimone di nozze di uno stretto collaboratore di Provenzano e di due pregiudicati per reati contro lo Stato e la P.A. nella commissione antimafia. Del resto il fantomatico programma di Governo dell’Unione parla della lotta al crimine organizzato come “priorità assoluta”e tra le tante cose si propone di :” recidere il patto scellerato criminalità organizzata - politica - impresa, perseguendo senza esitazioni contiguità e collusioni con il sistema mafioso”. Invito a punzecchiare con decisione nelle sedi opportune i despoti di casa nostra per chiedere il rispetto del programma di Governo  nel punto “Lotta al crimine organizzato”. E’ giunto il momento di smetterla di chinare il capo, di chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia e al malaffare e di rapportarci con deferenza a questi politicanti di basso profilo.Chiedere una politica senza compromessi con il malaffare non è chiedere la luna. O forse non lo sarebbe se non fossimo in Italia…

Pubblicato il 26/9/2007 alle 17.38 nella rubrica Diario.

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