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Parteattiva by Antonio Bruno is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

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  • ANTONIO BRUNO

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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

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Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
L'unico e la sua proprietà di M. Stirner
Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e M. Padovani
Poteri forti di Ferruccio Pinotti
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"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO

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9 settembre 2008

IL TURISMO NEL CILENTO: UN BILANCIO NEGATIVO

Ormai l’estate è finita e ora è tempo di bilanci.  Il turismo nel Cilento è alla canna del gas, fatta eccezione per qualche famiglia che abitualmente vi trascorre l’estate, il bilancio complessivo di questa estate 2008 è pessimo. Prezzi non concorrenziali e mancanza di un’offerta turistica alternativa al solito mare e ombrellone davanti a lidi che sembrano in realtà delle palafitte. In Toscana hanno realizzato le vie del vino, perché nel Cilento non facciamo le vie dell’olio? Puntare esclusivamente alla valorizzazione(?) della fascia costiera ha un senso soltanto se l’entroterra ha già la forza per attrarre un turismo di qualità. Credo che le forze politiche abbiano siglato una sorta di pax cilentana, temendo che alterare l’equilibrio, raggiunto dopo anni ed anni di clientele e impoverimento culturale del Cilento, possa far vacillare i loro feudi. Sarà per questo che le dimissioni “forzate” del Prof. De Masi dalla presidenza del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano sono state salutate con una sorta di silenzioso rallegramento soprattutto da parte della compagine di centrosinistra. Rinnovamento politico nel Cilento vuol dire passare da padre in figlio!!! Il modello De Masi rappresentava un pericolo per tutti quei politici cilentani che hanno fatto del clientelismo e della gestione familiare della politica un loro segno distintivo.

Le cause del mancato sviluppo  economico e di conseguenza anche del turismo cilentano sono molteplici, ma tutte aventi un minimo comune denominatore: la politica.


In un paese normale i fondi per la microfiliera del turismo dati con la formula degli aiuti “de minimis”  sarebbero serviti per incrementare l’offerta ricettiva sia di fascia media che di fascia alta. Nel nostro Cilento invece chi voleva ristrutturare la propria casa ha pensato bene di sfruttare questi fondi, improvvisandosi operatore turistico per pochi mesi l’anno. Il risultato è l’assenza di professionalità e la carente offerta ricettiva di qualità.
La politica sta comprando il silenzio dei cittadini, che ancora una volta si accontentano di qualche contentino tipo  il concerto di Pino Daniele a Palinuro ( tra l’altro davvero deludente!!!) o qualche sagra. Che aspirazioni mediocri regnano nel nostro Cilento!!!
La svolta cilentana potrebbe partire da Agropoli, dove probabilmente sorgerà un club Med.

Resta da far capire ai politicanti cilentani che oggi la competizione nel settore turistico è globale, la gente a parità di costo tra il Cilento e Barcellona sceglie quest’ultima.

E’ online l’intervista ad alcuni membri del comitato “Pro De Masi”. Ecco il link Una giornata con il comitato "Pro De Masi"




permalink | inviato da parteattiva il 9/9/2008 alle 16:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

1 dicembre 2007

IL METANO NEL CILENTO

La mancanza di progettualità politica nel Cilento è ormai un dato incontrovertibile. Sagre, fiere, agriturismi e bed and breackfast fantasmi, sono le uniche forme di sviluppo che il Cilento è in grado di esprimere. Eppure c’è una questione importante, quella della metanizzazione di 50 comuni cilentani (24 nella prima fase), che non gode della stessa risonanza mediatica che viene solitamente tributata ad una qualsiasi degustazione di piatti “tipici” cilentani.  E’ ormai assodato che le spese energetiche assorbono il 30-40% del budget di una famiglia media, ma ciò sembra non interessare più di tanto ai politicanti da quattro soldi che governano il Cilento. Una delibera comunale del Comune di Torraca blocca di fatto la costruzione delle condutture del metano, penalizzando ulteriormente i consumatori cilentani. Non spetta a noi sindacare il merito della delibera, né tanto meno giudicare giuste o ingiuste le ragioni addotte dall’amministrazione comunale di Torraca, ma da cilentani ci sentiamo  per l’ennesima volta danneggiati dall’incapacità politica di chi ci governa. Il potere contrattuale della politica cilentana si risolve in un campanilismo autolesionista che spiana la strada all’isolamento e all’inadeguatezza infrastrutturale del nostro territorio. Sia sul versante produttivo che su quello familiare, l’incidenza del prezzo del GPL da riscaldamento ha dei risvolti negativi: con la metanizzazione la spesa energetica registrerebbe una drastica riduzione; basti pensare che il metano costa € 0,515 al mc, mentre il GPL va dai €  2,50 al mc fino ad arrivare anche a € 3,50 al mc. Ovviamente di metanizzazione, di sviluppo ed incentivo delle fonti energetiche alternative nel Cilento, nelle continue campagne elettorali non se ne è parlato né se ne parlerà. Non perché i politicanti intenzionalmente evitano di affrontare questi temi, ma semplicemente perché non hanno la competenza e la lungimiranza adeguata per affrontarli. Meglio incentrare lo scontro politico su come ristrutturare una piazza, su dove mettere il senso unico, o meglio ancora su come spendere inutilmente i fondi europei. Di questo passo nelle strade e  nelle piazze rimodernate ci saranno soltanto ultraottantenni alle prese con discorsi sul perché il loro paese è moribondo.

Tabella comparativa costi combustibili

Per fare 10.000 Kw di energia termica sono necessari:

  • 1004 litri di GASOLIO
  • 1003 metri cubi di METANO
  • 1583 litri di GPL
  • 2857 chili di LEGNA
  • 2041 chili di PELLET

Il costo medio corrente dei suddetti combustibili, è il seguente:

GASOLIO = 1,10 €/litro

METANO= 0,70 €/mc 

GPL= 1,4 €/litro) – (2,50 mc)

LEGNA= 0,125 €/Kg (prezzo medio)

PELLET= 0,33 €/Kg (prezzo  medio)



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permalink | inviato da parteattiva il 1/12/2007 alle 12:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

5 ottobre 2007

FESR - GRANDI OPERE IN CAMPANIA!!

Ecco le 15 grandi opere infrastrutturali da realizzare nella Regione Campania. A seguito dell'approvazione del FESR (Fondi Europei Sviluppo Regionale) 2007-2013 la regione Campania avrà a disposizione un budget finanziario di 7 miliardi di euro. Ciò che più di altro provoca indignazione leggendo questo elenco di grandi opere è che con l' aereoporto di Pontecagnano quasi ultimato (sono più di 25 anni che si annuncia l'ultimazione dei lavori, ora si parla di dicembre 2007), gli strateghi della Regione hanno optato per la costruzione di un nuovo scalo a Grazzianise. Sono anni che i membri del CdA dell'aereoporto salernitano percepiscono compensi pur non essendo funzionante lo scalo.
Con questo piano infrastrutturale la Regione Campania assesta un duro colpo alle prospettive di crescita del turismo nel salernitano, soprattuto nel Cilento.
Gli illustri politici che rappresentano il Cilento continuino a far finanziare bed and breakfast e agriturismi piuttosto che puntare sulla rete infrastrutturale dei collegamenti.


LE 15 GRANDI OPERE


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29 settembre 2007

SOLO SAGRE, IL CILENTO MUORE

TRATTO DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 27-09-2007

All’inaugurazione del teatro di Laurino attacco agli amministratori locali: “Stanno svendendo questo territorio”

Cappuccio: solo sagre, il Cilento muore

Grido d’allarme del regista: “Gli enti pubblici non svolgono il loro ruolo”

SALERNO-  Qualcuno sta svendendo il Cilento: “questa terra corre dei grossi pericoli, sta tradendo la propria vocazione”. Parola di Ruggiero Cappuccio, cilentano doc, che, intervenendo domenica sera con Peter Stein e Maddalena Crippa all’inaugurazione del nuovo e affollato teatro – bomboniera di Laurino, ha strigliato duramente gli amministratori locali. In sala, ad ascoltarlo con attenzione e forse qualche evidente imbarazzo, il vicegovernatore della Regione, Antonio Valiante; il consigliere regionale Gennaro Mucciolo e il vicepresidente della Provincia, Gianni Iuliano. Sarebbe stato il caso di sentire anche la loro opinione in merito alle accuse lanciate dall’autore – regista. Ma la serata ha preso una piega diversa, quella del talk-show sul teatro tout court con intenso finale recitativo di Maddalena Crippa.

“Il Cilento è una categoria dell’anima – spiega Cappuccio – purtroppo tutto ciò che sta facendo adesso non lascerà la minima traccia. Ogni volta che chiamiamo qui ad esibirsi un cantante di serie C o qualsiasi altro disperato della tv che viene a mietere risorse che possono essere destinate altrove o promuoviamo una sagra, bisognerebbe cancellarla questa parola, noi spostiamo l’asse culturale sull’asse gastroduodenale. Non possiamo continuare a parlare ad un popolo di stomaci, sono stanco di tornare qui e restare a guardare l’almanacco della sagra italiana. C’è bisogno di grande rispetto se no è come esporre la Gioconda di Leonardo in un immondezzaio”. Eppure secondo l’autore del romanzo “La notte dei due silenzi”, che esce giovedì per i tipi di Sellerio, “c’è una tradizione teatrale nel Cilento che dialoga con il sacro, duole vedere che questa zona ha tanti cortili, castelli e spiagge meravigliose e non si riesce ad ospitare artisti di grande livello. Gli enti pubblici non svolgono il loro ruolo”. Inaugurare un teatro è quindi “tagliare il nastro di una speranza”. Fiducioso ma non troppo sul futuro Peter Stein: “C’è ancora molto da fare perché questo spazio possa essere definito davvero teatro”.

                                                                                                                                                                            G. B.


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13 agosto 2007

L'OSCURANTISMO CILENTANO

Molto si è scritto sul Cilento, anche da parte di chi non lo ha mai conosciuto, fermandosi solo a una semplice espressione geografica. Sono stati tanti gli autori che si sono misurati con il Cilento, ma mai hanno affrontato i motivi che hanno determinato l’isolamento e anche l’abbandono di questa terra. Sarebbe una ripetizione pedissequa e poco costruttiva il ricordare questi autori, ma la cosa che più interessa non è tanto il toponimo Cilento quanto la funzione che ha svolto nei secoli senza mai ottenere in cambio quello che sperava: la libertà e l’autonomia. Il passaggio attraverso i secoli di famiglie in famiglie ha frenato l’ansia di sganciamento delle classi meno abbienti, ritenendo queste, che la concessione della libertà ai “servi della gleba” costituisse un motivo di rivolta destinato a capovolgere le leve del comando. Quando la classe sottoposta ha preso coscienza del proprio ruolo sono apparsi i primi sintomi di rivolta: rivolta contro il signorotto, rivolta contro la Chiesa, ritenuta complice, rivolta contro ogni norma di natura etica e poi l’idea della “fuga”. Oggi, mutatis mutandis, anche se l’aspetto esteriore è sinonimo di garanzia, le condizioni sono sempre le stesse: al signorotto dell’epoca si è sostituito il potente politico, che dall’alto del suo comando domina e stabilisce a suo piacimento anche norme di condotta. I baronati sono finiti, anche se una fetta ancora persiste; le ghettizzazioni non sussistono perché i giovani, a contatto con una nuova società, hanno maturato il diritto di autodeterminarsi ed autogestirsi. Ma di fronte a questo progresso restano sempre zone d’ombra caratterizzate da un’atavica sottomissione al “signorino”, perché la tradizione esige rispetto e tolleranza!!! Alcuni hanno parlato di un momento di riscatto del Cilento ma sembra un’idea platonica… il riscatto esige una volontà, una spinta che porti a pensare, a concretizzare. Il Cilento nella sua difformità storico-culturale, nelle sue esasperate forme di campanilismo, non avrà mai potere contrattuale “politico”. Le partite si giocano sulle contrapposizioni, una forma di do ut des, ma il Cilento oggi come oggi non offre questa piattaforma politica. La più grave bestemmia per il Cilento: i figli migliori, con le loro intelligenze, sono costretti a emigrare, non trovando mezzi, risorse e spinte, per realizzare concretamente il loro sapere.



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9 maggio 2007

IN FUGA DAL CILENTO

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Una recente ricerca della CGIL Salerno ha riportato dati alquanto sconfortanti relativi allo spopolamento dei piccoli comuni montani dell’entroterra cilentano. Si tratta di una zona che possiede risorse di rilevante interesse storico-naturalistico, che meriterebbero certamente  maggiore attenzione e valorizzazione di quanta gliene sia stata riservata finora in concreto. Una zona che sembra destinata a cristallizzarsi in una dimensione rurale, caratterizzata da disoccupazione, isolamento, condizioni di viabilità estreme, squilibri demografici, che minano lo sviluppo dell’area e di conseguenza dell’intero territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I comuni monitorati dalla ricerca sono 50. Si è calcolato che la generazione del 2006 non riuscirà a formare una prima classe elementare. La popolazione residente è calata complessivamente di 10000 unità. Una situazione difficilmente risolvibile per iniziativa dei singoli comuni. Purtroppo le politiche del parco non hanno mai inciso in maniera positiva per effetto di una gestione delle risorse troppo spesso priva di oculatezza, di equilibrio e di una solida progettualità di fondo. I fondi non mancano, basti pensare agli stanziamenti erogati attraverso il PIT e il POR, nonché ai finanziamenti ordinari e straordinari del Parco, ma sono sovente male utilizzati o risucchiati da pratiche clientelari. La Regione Campania ha emanato, nel rispetto della l.r. n.4 del 1998, il bando per l’assegnazione degli incentivi per il riequilibrio demografico dei centri montani (BURC n.10 del 12 febbraio 2007) impegnando 2.800.000 euro. Il Bando prevede “l’erogazione di un contributo sulle spese di acquisto, recupero e/o costruzioni di immobili da destinare ad abitazione principale ai soggetti che stabiliscono la propria residenza a dimora abituale, unitamente alla propria attività economica, nei comuni montani di cui all’elenco allegato al bando”, elenco di cui fanno parte 38 dei 50 comuni oggetto della ricerca. Iniziative come questa, di incentivi al reinsediamento, possono giovare solo se accompagnate da politiche specifiche tese al risanamento dei problemi strutturali dell’area, che non si risolvano nei soliti finanziamenti a “pioggia” ma  mirino a convogliare  le risorse in progetti dotati di effettivo coordinamento e programmaticità. E’ illusorio pensare di poter incidere significativamente con progetti a breve termine senza affrontare le questioni strutturali che minano lo sviluppo del territorio, quali la mancanza di infrastrutture, l’assenza di un serio programma di incentivi al turismo di qualità, ma soprattutto la mancanza di un programma di formazione lavorativa per i giovani. Tutte queste proposte  sono destinate a rimanere utopie se non si estirpa la piaga sociale del clientelismo, che è il vero nemico dello sviluppo del nostro territorio. Una classe politica mediocre è capace di selezionare soltanto amministratori mediocri.


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11 aprile 2007

IL LORO PRESENTE,IL LORO FUTURO...E NOI?

Ci capita sempre più spesso, direi quotidianamente, di sentire parlare di lotta alla disoccupazione, di piani di sviluppo, di POR, PIT ed altre sigle che hanno in comune l’erogazione di finanziamenti per incentivare lo sviluppo economico, culturale e di conseguenza occupazionale di un territorio. Se andiamo però ad analizzare più a fondo questi progetti ci rendiamo conto che, nella maggior parte dei casi, l’erogazione di questi finanziamenti è riservata ad una cerchia di persone vicine o collaterali al potere politico e strumentali ad esso. Certamente non sarò io a poter cambiare questa pratica clientelare, ma con l’aiuto di chi come me spera di poter vivere in un territorio che premi chi merita, possiamo iniziare a renderci conto di cosa sono veramente questi progetti, di capire a cosa servono questi soldi; non perché siamo spinti da qualcuno o da qualcosa, o da uno spirito giustizialista, ma semplicemente perché siamo stanchi di questo clientelismo e dei politici che lucrano sul nostro futuro. Qualche tempo fa sul palco di Sanremo qualcuno cantava “fiumi di parole”, un’espressione che mira quasi sempre, e paradossalmente, a minare l’attendibilità dell’interlocutore. Eppure il fiume è per sua intima natura uno spazio in cui le cose inevitabilmente affiorano, uno spazio naturalmente dis-velante.

Ecco, il mio vuole essere uno spazio “fluviale”, un luogo dove le parole tolgono la maschera e si presentano per quello che sono, senza infingimenti, senza lascive ipocrisie. In questo mondo iper-cinetico, in cui una comunicazione globalizzata e globalizzante sembra concedere all’uomo una fruizione pervasiva della notizia, ci ritroviamo in realtà in un mondo solo immaginato. L’uomo di oggi, questo colosso che guarda altezzoso i secoli trascorsi, è in realtà un nano di cui si fa gioco una Matrice famelica. Eppure, come il deserto non può impedire all’Oasi di esistere, questo mostro non può impedire che le parole scorrano… e noi siamo qua a testimoniarlo!


-Prossimamente nella rubrica SpazioCilento.-




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18 marzo 2007

CEMENTIFICAZIONE E SVILUPPO

Mi capita spesso di attraversare il Cilento, e ciò che mi colpisce più della bellezza dei suoi posti, e spesso ahimè anche dell’arretratezza,  è la sempre e più crescente cementificazione di coste e non. Anche il più ingenuo degli osservatori potrebbe  osservare che lo sviluppo edilizio è strettamente collegato con la circolazione di capitali; e se questi capitali sono sporchi a noi cilentani non deve importare, perché più ce ne sono, più prospettive di lavoro ci sono per noi!!!. Un particolare importante però è che ogni volta che ti imbatti in qualche opera in costruzione noti, se sei minimamente attento, che i costruttori, gli ingegneri, gli architetti, e chi più ne ha più ne metta, sono quasi sempre gli stessi. Certamente a questa mia osservazione si potrebbe obiettare che è così ovunque, che il clientelismo è diffuso a tutti i livelli, ma la drammaticità di questa situazione è che la maggior parte dei cittadini è rassegnata a questo status quo, e sa solo lamentarsi. Indirettamente questo atteggiamento alimenta il circolo vizioso del clientelismo, di cui si rendono partecipi tutti coloro che, trovandosi in uno stato di necessità, intesa nel senso lato di aspirazione ad un bene, ad un posto di lavoro, si trovano naturalmente portati ad operare con gli strumenti tipici del clientelismo: vedi raccomandazioni, conoscenze, sopraffazione. E’ da stupidi attribuire la pratica clientelare all’uno o all’altro schieramento politico, senza rendersi conto che i politici sono l’espressione della società. Ritornando alla “selvaggia” cementificazione del Cilento bisogna chiedersi ma a chi servono queste case se poi noi giovani siamo costretti ad andarcene per mancanza di lavoro; di sicuro se c’è l’offerta c’è anche la domanda!!! Non sarà che il Cilento rientri in quella che a livello nazionale, dal 1998 al 2005 è stata definita la “bolla immobiliare”, che ha avuto come unico risvolto l’aumento indiscriminato dei prezzi delle case? Non dimentichiamoci del Parco del Cilento, forse il più antropizzato d’Italia, grazie al quale il possessore terriero è tornato ad essere il dominus dell’economia locale, potendo imporre il suo prezzo e non quello di mercato. Perché? Semplice, se nel Cilento non si può costruire ovunque, a causa del vincolo paesaggistico, chi possiede un terreno edificabile può imporre il proprio prezzo per il fatto che non c’è concorrenza. E chi invece possiede un terreno non edificabile…?…aspetta che l’amministrazione comunale cambi la destinazione del terreno; così se prima valeva 10 dopo ne vale 1000!!!




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19 febbraio 2007

CILENTO DIMENTICATO

Essere cilentani significa da sempre essere cittadini di serie B nella Regione Campania. Eppure la nostra terra è tra le più belle della regione e sicuramente la meno penetrata a livello camorristico. La colpa è dei cilentani. Il Cilento non è mai stato in grado di esprimere un politico capace di far valere le ragioni della propria terra; ma è stato (ed è) espressione di una classe politica capace soltanto di fare promesse a breve termine, e quindi prive di un serio progetto di sviluppo a lungo termine. Inoltre il "virus" del clientelismo si è diffuso a tutti i livelli, comportando una riduzione delle gia esigue capacità produttive, e suscitando un malcontento comune, che misteriosamente scompare alla vigilia di ogni appuntamento elettorale. Per quanto tempo dovrà andare così? Per i giovani andarsene dal Cilento è l'unica soluzione percorribile, se non si è disposti ad elemosinare un posto di lavoro. Un'alternativa però c'è a tutto questo: ribellarsi in maniera produttiva, ossia non solo contestazione ma anche e soprattutto proposte.




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