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AUTORE

  • ANTONIO BRUNO

DAI UN'OCCHIATA A...:


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Antonio Bruno

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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

Libri Consigliati
Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
L'unico e la sua proprietà di M. Stirner
Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e M. Padovani
Poteri forti di Ferruccio Pinotti
La Israel lobby e la politica estera americana di J.J. Mearsheimer e Stephen M. Walt
L'Anticristo di F. Nietzsche
Fratelli d'Italia di Ferruccio Pinotti
Roghi Fatui di Adriano Petta
Le vie infinite dei rifiuti di Alessandro Iacuelli
1984 di George Orwell
Una teoria della Giustizia di John Rawls

"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO

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23 marzo 2011

VISITA "la CORRENTE"



www.lacorrente.com


E’ un blog d’informazione e confronto.

Un osservatorio plurale per raccontare la complessità dell’Italia.

• Non cerchiamo salvatori della Patria da idolatrare e non abbiamo intenzione di arruolarci in nessun esercito. L’Italia è il Paese dei comuni, dei particolarismi e delle differenze; pensarli come valori è l’essenziale premessa ad un’Unità sostanziale. La Corrente nasce come contenitore di differenze.

La Corrente cerca contributi utili alla discussione. E’ indifferente l’età, non ti chiediamo che cosa fai nella vita, si entra senza tessera. Raccontaci la tua Italia.

• Crediamo che le soluzioni che ci vengono offerte dalla Politica siano una parte del problema. La Politica ha smarrito il suo ruolo all’interno della società, e sappiamo quanto sia fallimentare una democrazia in cui sia assente uno degli attributi del cittadino: i doveri. La Corrente persegue l’idea che la partecipazione attiva del cittadino sia un dovere.

• E’ necessario uscire dalla cultura dell’emergenza per rilanciare la necessaria programmazione e pianificazione degli interventi atti a risolvere i problemi del Paese. Siamo stanchi di difendere linee politiche confuse e fatte unicamente al fine di far sopravvivere l’attuale ceto politico. Tra l’omologazione al pensiero dominante e l’autonomia abbiamo scelto quest’ultima.

L’Italia è già Europa, l’Europa è già Italia.

• Siete liberi di professare la propria fede. La Corrente è un luogo per credenti e non credenti che si riconoscono nella laicità delle Istituzioni Pubbliche. Qui non esistono maggioranze o minoranze, ma persone.

Ti affascina l’idea?
Invia i tuoi contributi a redazione@lacorrente.com

2 febbraio 2011

Moralmente riprovevole

Nell’Italia del diritto una nuova forma di condanna viene riservata a chi entra in contatto con il servizio giustizia: l’attesa. Aspettare che la giustizia faccia il suo corso.
Accade a chi, ritendendosi innocente, si trova a dover subire i tempi “indecenti” di un processo e giustificare all’opinione pubblica la propria posizione processuale. Sarà forse una distorsione delle garanzie costituzionali o una visione colpevolista dell’indagato/imputato, ma in Italia un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio provocano il capovolgimento di uno dei principi fondamentali dello stato di diritto: dalla non colpevolezza alla colpevolezza fino a sentenza definitiva.
Si dirà, chi è innocente non ha alcun problema a dimostrarlo nel processo, deve avere fiducia nella magistratura. Ma non ci sono soltanto le aule giudiziarie.

Quando un processo riguarda personaggi politici, la prassi istituzionale vorrebbe che chi ricopra incarichi pubblici di natura politica debba fare un passo indietro e aspettare l’esito del giudizio. Aspettare quindi anche un’ipotetica quanto probabile sentenza della Cassazione. In media l’attesa dura non meso di 5-6 anni, ma sono frequenti i processi la cui durata supera i 10 anni. Tempi che hanno un valore diverso a seconda della professione e dell’età dell’imputato. In politica 6 anni sono un secolo, bastano e avanzano a stroncare una carriera, a far mutare il corso degli eventi, a rendere inutile un’eventuale pronuncia assolutoria al termine dell’iter processuale.

Assistiamo in questi giorni alla tempesta mediatico-politica ribattezzata Rubygate e non ci sorprendiamo minimamente che la discussione politica verta su atti processuali che ancora devono essere dibattuti in giudizio. In quelle trascrizioni delle intercettazioni non si parla di politica, ma di comportamenti privati di Berlusconi. Che tali comportamenti abbiano o meno una rilevanza penale, non spetta nè al lettore nè ai giornalisti deciderlo. Certo, un comportamento moralmente riprovevole pur non essendo penalmente rilevante lo è politicamente. Questo è il ragionamento di chi muove contestazioni politiche al Presidente del Consiglio. Ma  un’intercettazione che non attiene a responsabilità penali non deve e non può essere resa di dominio pubblico. E’ ragionevole pensare che non si istruiscano processi che indaghino sulla dubbia moralità di un individuo.

A questo punto, a me vien da porre una semplice domanda: su cosa si basano le contestazioni politiche?  Berlusconi non governa l’Italia perchè distratto dalle sue feste private? Berlusconi fa una politica eterodiretta dal Vaticano sulle questioni etiche, difende la famiglia tradizionale (a parole) ma ha una vita privata in contrasto con la morale sostenuta politicamente? Non mi sembra siano queste le contestazioni. Il fuoco di fila avversario si sta concentrando sulle intercettazioni telefoniche, soprattutto sul contenuto moralmente esecrabile.

Scopriamo così, per l’ennesima volta, che l’intercettazione – strumento di ricerca della prova – serve anche da strumento d’ informazione giornalistico-politico. Il tutto in una fase in cui il processo non è nemmeno iniziato.  Uno stravolgimento del fine dello strumento investigativo attraverso l’utilizzo di esso in un campo extraprocessuale. Di questo si tratta, ma se ciò è utile a far cadere Berlusconi, si può soprassedere su questa distorsione pericolosa. Il fine giustifica i mezzi, si dirà. Una condanna morale e politica in attesa del giudizio.
 
Bunga bunga, due, tre, dieci ragazze che danzano ai piedi del capo; cinquemila, diecimila euro, gioielli, tette e culi. Sesso e denaro, “politicamente parlando”.
Anche questa? Beato lui. Che schifo, è un malato. Queste sono le reazioni dei cittadini italiani leggendo gli aggiornamenti del Rubygate e i commenti dei politici. E’ l’immoralità del Cavaliere l’argomento politico.  Si parla del contenuto degli atti processuali più che dei reati contestati a Berlusconi. E’ del contenuto che deve rispondere all’opinione pubblica il “drago” di Arcore. Quindi, perchè meravigliarsi se Silvio Berlusconi tenta di spostare la questione dal piano processuale al piano politico? Il comportamento moralmente riprovevole non ha nulla a che fare con il processo. E’ argomento politico. Non è stato Berlusconi a spostare la questione sul piano politico, lo hanno fatto le forze politiche di opposizione che hanno chiesto le sue dimissioni da Presidente del Consiglio sulla base degli atti processuali.

Questo è un cortocircuito politico-giudiziario che rafforza la difesa del Premier. Perchè la partita si sta giocando sul piano politico oltre che su quello processuale. Sul versante giudiziario Berlusconi sa benissimo che il percorso è pieno di insidie e potrebbe riservargli anche una eventuale condanna, quindi meglio prendere tempo.Sul fronte politico invece potrebbe giocare all’attacco chiedendo una rilegittimazione forte e dirompente attraverso il voto.

E così, ancora una volta, il condannato in attesa di giudizio potrebbe riproporre agli italiani il referendum sulla propria persona. Una campagna elettorale, l’ennesima, dove non si discuterebbe nè delle riforme necessarie al Paese nè del perchè non sono state fatte pur avendo una maggioranza unica nella storia repubblicana. Qualcuno vuole davvero bene a Berlusconi al punto da avergli regalato l’alibi per portare l’Italia allo scontro finale. La politica può aspettare. Ora c’è il bunga bunga.

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 24 gennaio 2011

2 marzo 2010

Circolo Giovani Democratici "B. Craxi"- Vallo della Lucania

Il giorno 1 marzo 2010 presso la sede del Partito Democratico di Vallo della Lucania è stato costituito il circolo dei Giovani Democratici “B. Craxi” di Vallo della Lucania. Nella prima fase di tesseramento si è registrata l’adesione di 20 giovani di età inferiore ai 29 anni. Animati da spirito propositivo, i Giovani Democratici di Vallo della Lucania metteranno a disposizione della propria comunità il loro impegno e la loro passione, fiduciosi di poter contribuire alla crescita politica e sociale del Comprensorio Vallese. Convinti che la partecipazione e la responsabilizzazione della generazione under 30 possa ridurre la diffidenza verso la Politica, i giovani democratici del circolo “B. Craxi” di Vallo della Lucania, si auspicano una partecipazione sempre più numerosa.

Comunica Stampa
Circolo Giovani Democratici "B. Craxi" - Vallo della Lucania
Facebook: Giovani Democratici Vallo


15 ottobre 2009

Idee Giovani per Bersani - Il mio intervento

Assemblea pubblica della rete Idee Giovani per Bersani con ENZO AMENDOLA (candidato segreteria regionale PD Campania per la mozione Bersani) e l'On. LIVIA TURCO.

Il mio intervento:

12 aprile 2009

UN'IDEA RIFORMISTA PER LO SVILUPPO DEL CILENTO

16 gennaio 2009

CILENTO, E' ORA DI RIFLETTERE

La vicenda dell’A.s.l. Sa 3 conferma l’opinione che mi sono fatto della politica cilentana nel corso di questi anni:  naviga a vista senza una meta.

Inevitabilmente e,  ahimè, improduttivamente,  ogni discussione politica seria, al di là dell’oggetto di essa, finisce per essere un momento di sterile contrapposizione verbale sull’uomo e non sull’idea o l’azione.

Sarà forse dovuto all’inesperienza politica, intesa come assenza di una scuola di formazione politica, o a una precisa volontà della classe dirigente autoreferenziale, che il Cilento, ad oggi, non ha una prospettiva politica. Il guardare oltre alle questioni  interne dei “partiti”, l’ambizione a recitare un ruolo da protagonista, la volontà di differenziarsi dalla malapolitica campana e in generale italiana. Tutti questi elementi dovrebbero ispirare l’azione politica cilentana e, invece, apriamo gli occhi e vediamo solo puerili divisioni campanilistiche, l’affermarsi dell’idea della politica come interesse per fini personali, baronie,  e malessere.

Si, il malessere  che si respira nell’aria, l’insoddisfazione per la mancanza di vitalità, il venir meno giorno dopo giorno della speranza di un cambiamento possibile; questi sono sintomi di una  crisi che è molto più complessa e più pericolosa rispetto alle altre crisi, vere o presunte. Credo che la politica non sappia dare le giuste risposte a questo malessere. Non perché non è in grado (e lo dico per presunzione di non colpevolezza…), ma perché non ci prova. Forse il problema non è l’assenza di risposte adeguate, ma l’incapacità di porsi le domande. Ad esempio: cosa serve più ai cilentani, avere l’A.s.l. Sa 3 o avere un servizio sanitario di qualità?

La politica per me “europeo” dovrebbe essere soprattutto paideia, esempio, guida, non soltanto ricerca ossessiva del consenso. Gli americani lentamente tendono ad europeizzarsi mentre noi lentamente ci avviciniamo alla politica – marketing americana!!! Questioni di convenienza…

Quanto al cittadino, dovrebbe mettersi in guardia dai c.d. effetti di assimilazione, che si verificano ogniqualvolta egli percepisce le opinioni espresse nel messaggio politico come più prossime alle sue di quanto non lo sono nella realtà. Ciò è dovuto soprattutto allo scarso interesse del cittadino medio nei confronti della res publica e, all’inconsapevolezza del ruolo che invece può recitare nella società.  E’ più facile delegare. Questione di convenienza(?)…

Per quanto riguarda invece una pessima tendenza che si sta affermando anche nel nostro Cilento, ossia la legittimazione popolare come sanatoria di ogni male, ritengo che essa non può e non deve essere un alibi per i politici  inclini a portare avanti i loro interessi personali a discapito dell’interesse generale.

Sull’acquisizione del consenso si dovrebbe aprire una seria riflessione.  Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti con la logica del do ut des? Cari amici cilentani sono anni ormai che stiamo dando senza ottenere nulla, anzi stiamo perdendo, non l’A.s.l, o qualche altro centro di potere, ma le risorse umane, le migliori menti. Guardatevi intorno, siamo sempre di meno, una decrescita demografica costante, comuni che in disprezzo del buon senso difendono campanilisticamente il loro “diritto a morire” pur di non unirsi e fare sistema. Parafrasando il titolo di un film e di un romanzo  di successo “No country for old man”, tristemente mi vien da dire: “Cilento – No country for young man”.

Ritornando alla paventata ipotesi di soppressione dell’A.s.l. Sa 3, sarebbe stato molto più facile per me presentare la vicenda offrendo al lettore soltanto gli argomenti a sostegno della posizione prevalente nel Cilento, ossia la ritorsione politica, l’ingiustificata avidità salernitana.

Invece ho tentato di porre all’attenzione del lettore entrambi i lati della vicenda: la ritorsione politica e la cattiva gestione (a  mio avviso) non tanto economica ma politica dell’A.s.l Sa 3.

Discutiamo nel merito della questione, proponiamo soluzioni possibili. Ve ne sarete resi conto tutti della debolezza dei politici nel Cilento, sono in difficoltà e cercano aiuto e consenso. Che vigliaccheria, quando le cose vanno apparentemente bene fanno a meno di chiedere la partecipazione dei cittadini, quando invece non sono in grado di risolvere i problemi tentano di usarci come pedine del loro scacchiere.

Prossimamente riporterò, se autorizzato, alcune riflessioni sull’A.s.l. Sa 3 che mi sono state inviate.

6 gennaio 2009

ASL SA 3: AI "PAZIENTI" L'ULTIMA PAROLA

Riporto di seguito i video dell’Assemblea Cittadina che si è tenuta a Vallo della Lucania il 3 gennaio 2009 dal tema: “Salviamo la sanità e l’autonomia del Cilento e Vallo di Diano”. Come molti di voi già sapranno la Regione Campania ha varato il piano di rientro dal disavanzo sanitario al fine di evitare il commissariamento della sanità campana da parte del Governo. Essendo una semplice presentazione mi limiterò a cartografare cursoriamente la questione. Il piano prevede una razionalizzazione della spesa che si traduce in tagli di posti letto e in una (probabile) diminuzione delle A.S.L. presenti  sul territorio regionale; la provincia di Salerno sembrerebbe ricevere il peggior trattamento tenuto conto che la diminuzione dovrebbe colpire due delle tre A.s.l. che gravitano nella provincia salernitana. Come dire, la coperta è troppo corta, da una parte bisogna tagliare. Volendo sorvolare sul fatto che soltanto la minaccia del commissariamento ha condotto la giunta campana a intaccare selettivamente i serbatoi elettorali dei vari dominus della regione e a porre un freno allo sperpero di denaro pubblico, la scelta di assegnare una sola A.S.L per provincia ha risvegliato nei cittadini campani, o meglio a una parte di essi, quell’interesse al servizio sanitario che per molti anni è stato latitante. Ma come stanno realmente le cose in merito all’A.s.l. Sa 3? Il think tank cilentano lamenta una grave perdita per il territorio, non si fida della gestione salernitana, teme una penalizzazione del territorio meno influente politicamente (il Cilento) a vantaggio di Salerno e hinterland. Soltanto qualche timido accenno all’utente, ossia al cittadino. Mistero.
Le cariche dirigenziali in questa tormentata vicenda sembrano contare più della qualità del servizio reso ai cittadini. Spaventa l’ipotesi dell’A.s.l. unica, ma si tace sulla gestione clientelare  della sanità posta in essere in questi anni. Un silenzio in realtà assordante, tant’è che lo scrivente legge nella nuova posizione del consiglio regionale e, di conseguenza, del Pd campano la volontà politica di ridefinire ruoli e posizioni. Nessuna censura sulla malasanità, oggi in Campania è in atto una faida politica e, more solito, a pagare saremo noi cittadini.
Dunque, una faida interessa l’area del Partito Democratico, partito che oggi gestisce l’A.s.l Sa 3, partito rappresentato in questo territorio dal vice-presidente della giunta regionale Antonio Valiante.
Un nuovo martire per il Cilento? O, piuttosto, l’incapacità cronica dei cilentani a leggere una realtà ben più complessa?
Ai “Pazienti” l’ultima parola...



I VIDEO DELL'ASSEMBLEA CITTADINA

18 novembre 2008

COLLETTI SPORCHI di PINOTTI E TESCAROLI

Il white collar crime è un reato inafferrabile, eppure molto pericoloso per la democrazia perchè corrompe il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia e del lavoro. Per smontarne i meccanismi, Pinotti e Tescaroli attraversano la storia più oscura del nostro Paese, raccontandone le vicende e interogando la memoria dei protagonisti. In questa intensa ricostruzione, le voci di grandi magistrati, tra cui Caselli, Ingroia, Di Matteo, Petralia, Gratteri, si intrecciano alle parole dei collaboratori di giustizia, da Buscetta a Brusca a Cancemi. Alle riflessioni dell’economista Loretta Napoleoni fanno da contrappunto il pensiero del banchiere Giovanni Bazoli, e del direttore di “Foreign Policy” Moisés Naìm. Il quadro che ne emerge è inquietante: è nella zona grigia il vero terreno della lotta per la legalità.








19 maggio 2008

VIOLENZA, DALLA PARTE DI CHI LA SUBISCE. SEMPRE.

di Giuseppe Di Vietri
______________________________________________________________________________
E’ la notte a cavallo tra l’ultimo di aprile e il primo di maggio. In città, ognuno a modo suo, approfitta dell’occasione per fare baldoria con gli amici. Una birra, uno sguardo fugace lanciato ad una ragazza, una passeggiata. Giovani. Una serata come tante. In un luogo come tanti. Un gruppo di cinque ventenni si avvicina ad un altro gruppo chiedendo ad uno di questi una sigaretta. Costui appone il suo rifiuto e questi – a quanto pare – reagiscono in maniera inconsulta aggredendo il gruppetto di tre. Tutti o solo alcuni dei cinque se le suonano con i malcapitati (i quali comunque partecipano al certamen) e continuano il pestaggio anche quando uno di essi è a terra, indifeso, martoriato. Giovani. Una serata come tante. In un luogo come tanti. A questo punto ci si aspetta il solito e  talvolta bigotto ragionare sui giovani; si sarebbe aperta la solita passerella di supposizioni: “sera di festa… le due di notte… gli amici, i locali… avranno bevuto! Si saranno fatti qualche canna!”.Ma improvvisamente, allorquando la questura comunica le varie piste investigative, ci si accorge che questa cosa non poteva essere compiuta da ragazzi “normali”, in un luogo come tanti. Improvvisamente quell’ipotesi investigativa diviene il leit motiv della discussione. Non interessa cosa hanno voluto significare le autorità competenti. Il cerchio è chiuso. Quei ragazzi erano di estrema destra, il fattaccio è accaduto a Verona, ergo è un aggressione politica. E’ tutto chiaro come la luce del sole: non può non essere che così. Eccellente Watson: stai ricomponendo il quadro! Non interessa come sono andate le cose.  E’ già tutto chiaro! Diamine se lo è! Vorrei ricapitolare: sera di festa - rissa per futili motivi - ragazzo morto - aggressori appartenenti all’estrema destra. Tutto chiaro: adesso bisogna solo ipotizzare quale elemento si sia realizzato in quella sede tale da giustificare in uno schema ideologico e comportamentale di un nazi-fascista il porre in essere l’atto violento: “sarà stato comunista!”.

Non importa a nessuno se quel povero cristo fosse stato effettivamente comunista o meno: magari lo era, e magari glielo avrà detto anche in faccia a quella sottospecie di animali che lo hanno ammazzato che lui era un rosso e fiero di esserlo. E a questi paladini neanche importa cosa lui pensasse effettivamente. Quello che conta è il fatto che c’è un morto e che gli aggressori erano di estrema destra. Ciò è più che necessario per marciare!! “Nicola, è vivo e lotta insieme a noi!”
Per questi paladini della vita umana c’è la necessità di dimostrare che necessariamente i nazi sono degli animali violenti che sguazzano nella rozzezza e si nutrono di odio. E magari lo sono. Anzi, lo sono sicuramente. Ma non importa: tu Nicola sei solo un elemento nell’impianto argomentativo di chi necessita di dimostrare che lo sono. E lo sono perché hanno aggredito per un futile motivo o perché hanno infierito su un ragazzo a terra già pestato a sangue? Forse la prima. Forse la seconda. Forse tutte e due. Non importa: si ha il realizzarsi di un comportamento violento connaturato nell’ideologia nazi-fascista e ciò è bastevole.
E se invece Nicola fosse ancora in vita e, ferma restando la dinamica degli eventi, magari in quattro tavole di legno si ci trovava uno dei cinque aggressori?
Che reazione avremmo avuto oggi?
“Nazi bastardi se la sono cercata, così imparano!”
E magari, anzi sicuramente, i paladini oggi avrebbero parlato non del ragazzo morto (perché è quello che a noi sta a cuore:  la vita spezzata, no?) ma avrebbero incentrato le loro argomentazioni sul fatto che Verona è una città violenta, in cui è dominante una cultura di estrema destra la cui natura ha trovato necessario sfogo in quell’aggressione;  e sostanzialmente è quello che fanno già ora,  ma almeno non avrebbero sbandierato il morto come argomento incontestabile della giustezza della loro crociata o apponendolo a spada di Damocle su coloro che avessero osato dire mezza parola al riguardo: “C’è il morto! Sei un insensibile”
Non è così?
E’ il povero cristo che giace freddo sotto terra a starci a cuore?
E quando mai una mobilitazione per un ragazzo morto dopo una rissa serale?
E quando mai si aperta una discussione – tra noi giovani innanzitutto –al sentire di azioni anche più efferate poste in essere da nostri congenerazionali?
Mi sbaglio?
E della povera Lorena, perché noi giovani non ne parliamo?
Tre vermi a cui lei si era concessa l’hanno soffocata dopo averla riempita di botte, dopo averla martoriata con calci e pugni. Una ragazza, indifesa, e con la quale gli assassini avevano avuto rapporti intimi.. Neanche l’aver più volte condiviso un’esperienza di quel tipo con lei ha creato un qualche genere di freno .
Ma di lei a questi paladini-della-vita-spezzata interessa poco.
Forse perché più che paladini della vita umana sono paladini dell’antifascismo (non che ciò sia di per sé un male).
Non che  costoro se ne freghino (assolutamente no!), ma per quanto sbigottiti e magari addolorati, di certo non hanno avuto quella sacrosanta tensione giustizialista come nel caso del povero Nicola (ma il nome forse poco importa: chiamiamolo “morto-ammazzato-da-neo-nazi”)
Ma perché ciò??
VIDEST RESPONSUM
Bisogna fermarsi un momentino a ragionare e farsi un profondo esame di coscienza, e non perché si stia agendo in mala fede o per scopi disdicevoli - la cultura della violenza è un elemento presente nel mondo dell’estrema destra  (ma fortunatamente non in tutto) e purtroppo in alcuni casi non isolati riveste addirittura una valenza costituente CHE DEVE ESSERE SRADICATA (e sottolineo  questo termine) SENZA MEZZI TERMINI E SENZA ESITAZIONE ALCUNA -  ma perchè vi è stato un accanimento nella ricerca di UNA verità specifica, una verità ideologicamente preconfezionata il cui successivo ed eventuale riscontro non ne giustifica nella maniera più assoluta il formarsi.
E con la stessa fermezza deve essere SRADICATA anche quella che si trova  dall’altra parte della barricata. L’assioma DESTRA-ODIO-VIOLENZA “PURA” e SINISTRA-RISPETTO-PACIFISMO è una baggianata colossale: provate ad andare a Bologna con una maglietta della X-Mas e fatemi sapere se sarete accolti da ragazzi festosi che proveranno a convincervi con “mettete dei fiori nei vostri cannoni”.
Penso che frasi del tipo “L’unico fascista buono è quello morto” o  “se vedo un punto nero gli sparo a vista” siano esemplificative di quanto la violenza e l’odio per il diverso sia connaturato e radicato anche qui (e sottolineo, non per par condicio argomentativa ma per onestà intellettuale, che fortunatamente non in tutta l’estrema sinistra).  Ora ci sarà anche qualcuno che, anche solo nella sua testa, proverà a circoscrivere il fenomeno violento nel mondo della sinistra, ma questo sarà solo la dimostrazione del modo di porsi IDEOLOGICAMENTE FUNZIONALE in sede di formazione e argomentazione di un giudizio sulla violenza; magari dicendo che quelli non sono esattamente della propria corrente politica, oppure che sono dei semplici cretini, oppure altro… Ma perché, non si può asserire lo stesso dall’altra parte e per l’altra parte?
E magari si porranno in essere delle argomentazioni sulla differenza tra destra e sinistra bla bla bla,.. Ma qua nessuno deve portare acqua al proprio mulino, altrimenti siamo ancor più dei disonesti.
LA VIOLENZA E’ SEMPRE VIOLENZA.
Se poi si ritiene che per sconfiggere il neo-fascismo si può usare violenza, allora la discussione non è più sulla violenza (se per qualcuno lo è mai stata) ma si discute circa il merito, circa la validità e la giustezza del fine nobile o malsano che la muove.
Spero che concordiate su questo punto con me, altrimenti devo per forza di cose dedurre che si sostiene il carattere discrezionale del giudizio di esecrabilità dell’atto offensivo.
Non penso che si sostenga questo,  ma nel caso in cui sia  questo il modus (e purtroppo sono tanti i cretini che la pensano in questa maniera, da una parte e dall’altra) allora il discutere del gesto violento di destra diviene solo una scusa  per attaccare un avversario politico, con buona pace di Nicola.  Un ragazzo come tanti.

Avvertenza: la mia non è nella maniera più assoluta un’apologia di nessun colore politico. Quello che ho detto, fatte le ovvie modifiche per alcuni passi,  è valevole anche invertendo la “cromatura” degli aventi causa.

                                                                                                                                 Giuseppe Di Vietri

17 maggio 2008

COME TI PLASMO L'ELETTORATO: REALTA' ARTIFICIALI E TECNICHE DI MANIPOLAZIONE

E’ desolante constatare che in Italia l’informazione sia  l’instrumentum regni della politica e non un servizio per i cittadini; lo è ancor di più non vedere alcuna via d’uscita a questo fascismo mediatico. L’emergenza immigrazione è stata costruita a tavolino e subliminalmente inculcata agli italiani mediante un continuo bombardamento mediatico. In questi ultimi mesi i mass-media hanno dedicato aperture di telegiornali, titoloni da prima pagina, approfondimenti e salotti al tema della sicurezza, senza mai citare però il più grande problema di sicurezza che c’è in Italia: le mafie. Si ricollega la questione della sicurezza esclusivamente all’immigrazione,ma si è mai sentito discutere del problema sicurezza contestualmente a quello del malfunzionamento della giustizia?   Si usa l’informazione per generare nel cittadino false percezioni,  grazie alle quali sarà lo stesso cittadino a reclamare a gran voce provvedimenti per la sicurezza. La politica prima crea mediaticamente l’emergenza, poi si erge a portavoce delle istanze dei cittadini. Signori, questa è la dittatura delle masse pilotate, è la negazione della politica. Un politico quando deve compiere delle scelte non può lasciarsi influenzare del volere della massa, ma deve essere lungimirante. Questo è quanto ci insegna Tocqueville ne “La democrazia in America”. Diversa è però la situazione italiana, dove è la stessa politica ad influenzare massicciamente l’opinione pubblica tramite l’informazione “unica”. L’esempio che riportiamo è particolarmente efficace in quanto illustra quanto sia agevole canalizzare le paure e i più bassi istinti delle masse mediante  la creazione ad hoc di un “nemico” comune.   Guardiamo da vicino la genesi di quest’ennesima emergenza “sicurezza”: nel 2006 la Romania è entrata nell’Unione Europea, ed essendo venuti meno i limiti alla circolazione in Europa, si è posto il problema, in ambito europeo, di come affrontare la migrazione massiccia dei romeni e maggiormente dei rom. Germania, Gran Bretagna e in parte anche la Francia hanno previsto un piano di contenimento degli ingressi, limitando di fatto la migrazione dei romeni ( e rom) nei propri territori. L’Italia invece non ha posto nessun limite, ma è bene precisare che nel momento in cui la Romania è entrata a far parte dell’Unione Europea, il governo italiano era guidato da Berlusconi. Non porre limiti all’immigrazione romena era un atto dovuto, l’Italia, con le sue 20-30000 imprese delocalizzate sul territorio romeno, è il primo partner commerciale della Romania. All’imprenditore italiano non conviene investire nel sud Italia, perché qui da noi pur beneficiando degli sgravi fiscali previsti per (ri)lanciare la produzione nel mezzogiorno d’Italia, si troverebbe costretto a pagare una tassa, o meglio un’addizionale locale, che non è possibile evadere: il pizzo. Notate in che modo lo stato esercita il suo potere di imperio: al nord si parla di commissari straordinari per l’emergenza rom, al sud la camorra si fa Stato: risolve il problema dei rom bruciandogli i campi. I rom sono l’agnello sacrificale legittimante il potere della camorra.

- Faccio una piccola parentesi sul rapporto che intercorre tra i rom e la camorra. I roghi dei rifiuti tossici nella provincia napoletana e casertana sono commissionati dalla camorra ai rom. -

L’Italia (precisamente alcune zone d’Italia come Campania, Sicilia e Calabria) è il paese in Europa con la più alta concentrazione di organizzazioni criminali, ma la politica non dice una parola (ormai i fatti non esistono più) su mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona unita, stidda, banda della magliana, e chi più ne ha più ne metta. L’informazione di regime, con i culi e con le tette delle veline narcotizza la coscienza civile dei cittadini, e con i giornalisti-zerbini cancella e riscrive la storia, inverte le azioni prioritarie che la politica deve compiere per il bene del paese; in poche parole, questa informazione sta lobotomizzando gli italiani.

Come sono attuali 1984 di George Orwell e di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury!!! Si salvi chi può…e chi vuole!!!

P.S.

Il 21 maggio si terrà a Napoli il primo consiglio dei ministri del governo(?) Berlusconi. Si parlerà  anche di rifiuti. Non mi stupirei se Berlusconi proponesse la realizzazione di 10 termovalorizzatori-termodistruttori-inceneritori.

29 aprile 2008

ANDAMENTO DEMOGRAFICO NEL CILENTO

Per quanto riguarda l’andamento demografico nel Cilento, dal 1961 si è registrato un trend positivo che ha avuto il suo picco massimo nel rilevamento istat del 1991 con 247000 abitanti. Dal 1991 ad oggi invece c’è stato un calo significante della popolazione cilentana che è passata da 247000 abitanti circa, a 225000 abitanti circa.

In 50 comuni del Cilento la generazione del 2006 non riuscirà a formare una prima classe elementare a causa del progressivo calo demografico che dal 1991 ad oggi si registra nel nostro territorio. Nel febbraio 2007 la Regione Campania ha emanato, nel rispetto della l.r. n.4 del 1998, il bando per l’assegnazione degli incentivi per il riequilibrio demografico dei centri montani (BURC n.10 del 12 febbraio 2007) impegnando 2.800.000 euro. Il Bando prevedeva “l’erogazione di un contributo sulle spese di acquisto, recupero e/o costruzioni di immobili da destinare ad abitazione principale ai soggetti che stabiliscono la propria residenza a dimora abituale, unitamente alla propria attività economica, nei comuni montani di cui all’elenco allegato al bando”, elenco di cui fanno parte 38 dei 50 comuni in via di spopolamento.

Iniziative come questa, di incentivi al reinsediamento, possono giovare solo se accompagnate da politiche specifiche tese al risanamento dei problemi strutturali dell’area, che non si risolvano nei soliti finanziamenti a “pioggia” ma  mirino a convogliare  le risorse in progetti dotati di effettivo coordinamento e programmaticità. E’ illusorio pensare di poter incidere significativamente con progetti a breve termine senza affrontare le questioni strutturali che minano lo sviluppo del territorio, quali la mancanza di infrastrutture, l’assenza di un serio programma di incentivi al turismo di qualità, ma soprattutto la mancanza di un programma di formazione lavorativa per i giovani. Tutte queste proposte  sono destinate a rimanere utopie se non si estirpa la piaga sociale del clientelismo, che è il vero nemico dello sviluppo del nostro territorio. Una classe politica mediocre è capace di selezionare soltanto amministratori mediocri.

Ricerca sullo spopolamento di 50 comuni cilentani



28 aprile 2008

IL NOSTRO PUNTO DI VISTA

Sabato 26 aprile a Vallo della Lucania si è tenuto l’incontro organizzato dai socialisti locali dal tema “Dialogando sull’azione politica ed amministrativa: riflessioni e prospettive” come da noi segnalato nei giorni scorsi.  Come altresì segnalato, anche due nostri interventi erano previsti –giacché in programma-  ma avendo gli organizzatori preferito che il mio intervento avvenisse senza la proiezione delle diapositive riguardanti il nostro lavoro, abbiamo ritenuto opportuno non intervenire, vista la maturata impossibilità di presentare il nostro lavoro in maniera completa, organica ed esaustiva. Voglio fortemente precisare che non c’è stata alcuna forma di censura, del resto io ed Emilio eravamo stati invitati ad intervenire e avevamo messo a conoscenza gli organizzatori del contenuto del nostro intervento. Probabilmente  ci sono state divergenze di metodo e di organizzazione dell’incontro.  In ogni caso, di fondamentale importanza è iniziare un percorso di rinnovamento dell’azione politica nel Cilento, e siamo contenti che i socialisti vallesi si facciano interpreti di quest’esigenza.

L’idea di  sviluppare un osservatorio degli avvenimenti politici sia a livello nazionale che locale muove dalla nostra convinzione che la sterilità del dibattito politico sia dovuta in larga parte al disinteresse che i cittadini hanno nei confronti della vita politica del paese, e maggiormente delle comunità territoriali in cui risiedono. La funzione del blog, in quanto osservatorio, è quella di monitoraggio delle istituzioni locali, fermo restando che la denuncia sociale deve essere accompagnata da proposte alternative di sviluppo. La mancanza di informazione e  la disinformazione costante praticata dai mass media, influisce ancor di più negativamente nel Cilento, dato il retaggio culturale  oscurantista di cui è vittima la nostra terra. Beh, non credo che possa essere definito eretico se dico che la politica nel Cilento è di totale appannaggio di prosapie illustri che pur non avendo dato nulla al territorio, godono di una rete di consensi creata ad hoc attraverso un clientelismo strisciante e capillare. In un contesto privo di spirito critico e costruttivo, condito con un servilismo in stile medioevale, l’ignoranza diviene davvero forza e garanzia di potere. Progettualità e lungimiranza politica non sono termini che si addicono ai politici che amministrano, e non governano, il nostro territorio. Basti pensare agli aiuti de minimis dati alla microfiliera artigianale o turistica privi di una chiara strategia di sviluppo, oppure alla gestione della sanità dove il clientelismo sta riducendo gli standard qualitativi.  L’arretratezza culturale ed economica delle nostre zone è stata ed è figlia di uomini politici, a cui maldestramente abbiamo accordato la nostra fiducia, che guardacaso spesso conoscevano il Cilento solo come espressione geografica.

Nei prossimi giorni metterò a vostra disposizione le diapositive che avevamo elaborato per l’incontro del 26 aprile.

12 aprile 2008

LA POLITICA A VALLO DELLA LUCANIA

Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile sono una mera illusione di partecipazione democratica. Questa forma alterata di democrazia in Italia è strumentale al sistema politico autoreferenziale. Ci hanno lentamente tolto anche la speranza di cambiamento, ed ora tentano di usarci come pedine di uno scacchiere già ben definito. Difficile credere alle promesse elettorali, utili senz’altro per raggiungere le flebili coscienze politiche di molti italiani, ma ciò che conferma la degenerazione spudorata di questa politica italiana è notare che anche esse sono sparite dall’attuale tornata elettorale. Gli argomenti oggetto di quest’inganno perpetrato ai danni dell’onestà dei cittadini, sono le false soluzioni ai problemi che affliggono da decenni l’Italia. I politici hanno superato ogni limite di decenza, fino ad arrivare al punto di stravolgere il rapporto tra la causa e l’effetto. La verità è che loro sono la causa del 90 % dei mali che travagliano la società italiana, ma cercano oggi di proporsi come i salvatori della patria. Questo non è qualunquismo, è semplicemente una lucida analisi della realtà. Il dato negativo e tristemente veritiero è che in Italia non c’è più niente da salvare, l’unica soluzione è rifondare il sistema. Certamente  l’ analisi sa troppo di sapore umoristico, ma per cercare di riportare la democrazia, e con essa la partecipazione di tutti i cittadini alla gestione della cosa pubblica, è necessario tornare alla responsabilizzazione di tutti coloro che amano le istituzioni, incominciando dagli enti più piccoli come i comuni. Ma per fare questo è indispensabile prima modificare il sistema elettorale e poi riformare le coscienze dei cittadini, stimolandoli a comprendere che tutti sono responsabili del governo della res publica, sia chi è stato investito di un mandato dal popolo, ecco la democrazia, e sia chi resta un semplice cittadino. Conditio sine qua non è innanzitutto una norma che stabilisca che ogni cittadino non possa essere candidato per più di due volte, per evitare che si radichi nel potere e ne divenga un padrone assoluto, non permettendo così la crescita ed il ricambio generazionale. Ma c’è da dire che quando una persona fa della politica non un centro di potere ma un continuo dialogo tendente al miglioramento e alla crescita culturale e sociale del proprio paese, potrà continuare nella sua opera politica, perché l’esperienza maturata è di grande sostegno e di ottima garanzia. Non sempre i giovani, e questo potrà sembrare in contraddizione con quanto affermato in precedenza, sono all’altezza del compito, vuoi perché è mancato l’approccio alla politica, e vuoi perché vi è stata una carenza di formazione politica operata dalle scuole ad hoc create. C’è da dire che nella società attuale molti pensano al guadagno immediato che viene anteposto all’esercizio di una funzione pubblica quale è quella politica, intesa questa come servizio nell’interesse della collettività e non come mezzo di guadagno facile. Questo determina la presenza pluridecennale delle stesse persone nelle istituzioni. A tal proposito porto ad esempio la situazione determinatasi nel mio comune di appartenenza,  Vallo della Lucania,  dove dagli anni ottanta una ristretta cerchia di eletti guida il comune cilentano, alternandosi (?) ai posti di comando. Ci sono ancora consiglieri che vengono rieletti sin dal 1972(!!!), anche se riporto nel sito gli anni dal 1988 ad oggi. Questa situazione determina ad ogni tornata elettorale l’ingresso nelle liste di una ventata di gioventù, priva di qualsiasi esperienza amministrativa, ma soprattutto  della necessaria autonomia politica e intellettuale, indispensabile per ogni decisione. Dal punto di vista politico tutto è normale perché si costituisce la maggioranza, ma da quello etico si assiste ad una privazione da parte delle giovani forze del principio di giudizio autonomo.

Ecco un breve, ma quanto mai dimostrativo esempio:

Consiglieri comunali di Vallo della Lucania, dal 1988 al 2006:

1988
1.      
Miraldi Raffaele (Sindaco)
2.      
Coraggio Gerardo
3.      
Cerbone Francesco - commercio
4.       Cobellis Luigi
5.      
Sica Aurelio
6.      
Di Giacomo Nunzio
7.       Sansone Antonio
8.      
Chirico Francesco - Contenzioso
9.      
De Vita Aquilino
10.    Valiante Ugo
11.   
Ametrano Pantaleo
12.    Nicoletti Donato - Sport
13.    La Gloria Antonio
14.    Del Forno Alessandro
15.   
De Cesare Francesco
16.   
Nicoletti Angelo Raffaele
17.   
Cilento Giuseppe
18.   
De Luca Dante
19.   
Rizzo Valerio
20.   
Trivelli Ennio (Maio Domenicoantonio)

 1993

  1. La Gloria Antonio (Sindaco)
  2. Rizzo Valerio -  Vicesindaco, Affari Generali, affari legali e giustizia (Fino al 17/10/1995)
  3. De Luca Dante – Associazionismo, decentramento, politiche giovanili, servizi cimiteriali, nettezza urbana (fino al 06/01/1997
  4. De Luca Pantaleo – dal 18/10/1995 vicesindaco, urbanistica
  5. Santolo Aniello
  6. D’Arena Giovanni
  7. Di Motta Elena
  8. Lenza Augusto – dal 07/01/1997 Istruzione, Cultura, beni culturali e tempo libero
  9. Rinaldi Bruno – dal 18/10/1995 Affari generali, affari legali e giustizia, demanio e patrimonio, sport, gestione impianti sportivi
  10. Epifania Raffaele
  11. Liguori Gerardo– Rapporti con Istituzioni; Enti, Uffici, associazioni, organizzazione degli uffici e del personale. Dal 05/12/1995 servizi sociali
  12. De Cesare Francesco
  13. Miraldi Raffaele(opposizione)
  14. Lucibello Pasquale Silvano(opposizione)
  15. Cobellis Luigi(opposizione)
  16. Pugliesi Maurizio(opposizione)
  17. Di Spirito Agostino(opposizione)

1997

  1. Sansone Antonio (Sindaco)
  2. Fariello Mario – Vicesindaco, stato civile, anagrafe
  3. Veneri Gianni - Urbanistica
  4. Nese Maria Rosaria
  5. Santomauro Alessandro
  6. Nicoletti Donato Ilio
  7. Aloia Antonio
  8. Ametrano Marcello
  9. La Vecchia Aniello
  10. Romaniello Emilio – Commercio, servizi finanziari
  11. Mainente Raffaele
  12. Rizzo Valerio
  13. De Luca Pantaleo(opposizione)
  14. De Luca Dante(opposizione)
  15. Passaro Vincenzo(opposizione)
  16. Liguori Gerardo(opposizione)
  17. Sica Aurelio(opposizione)

Avv. Di Vietri Gaetano – assessore esterno contenzioso e personale

 2001

  1. Sansone Antonio (Sindaco)
  2. Coraggio Gerardo - Vicesindaco
  3. Aloia Antonio
  4. Fariello Mario – Anagrafe, stato civile
  5. Veneri Gianni - Urbanistica
  6. Romaniello Emilio – Commercio, servizi finanziari
  7. Nicoletti Donato Ilio – Istruzione, sport
  8. Laurito Antonio
  9. Mainenti Raffaele
  10. Di Vietri Gaetano
  11. La Vecchia Aniello
  12. Nese Maria Rosaria
  13. Greco Nicola(opposizione)
  14. Cobellis Massimo(opposizione)
  15. Liguori Gerardo(opposizione)
  16. Sica Aurelio(opposizione)
  17. Passaro Vincenzo(opposizione)

 2006

  1. Cobellis Luigi (Sindaco)
  2. Ametrano Marcello - Politiche dei lavori pubblici e della mobilita' - Ecologia  
  3. Mautone Pantaleone - Risorse umane - Servizio civile - Politiche abitative - Servizi ed urbanistica cimiteriale - Protezione civile 
  4. Passaro Vincenzo - Politiche ambientali - Qualita' urbana - Aree periferiche e rurali - Agricoltura - Anagrafe e servizi elettorali 
  5. Mautone Sergio  
  6. Romaniello Emilio - Politiche economiche, finanziarie e di bilancio - Attivita' produttive - Patrimonio - Contenzioso 
  7. Rizzo Maria  - Politiche sociali - Promozione delle pari opportunita' per tutti - Salute
  8. Sica Aurelio  
  9. De Luca Maria -Vice Sindaco - Politiche educative e scolastiche - Politiche culturali - Beni culturali - Centro storico - Politiche della semplificazione e trasparenza dell'attivita' amministrativa  
  10. Musto Angelo Raffaele
  11. Caputo   Cosimo
  12. Elia Carmine  
  13. Coraggio  Gerardo(opposizione)  
  14. Aloia Antonio(opposizione) 
  15. Fariello  Mario(opposizione)  
  16. Barbato Michele Antonio(opposizione) 
  17. Maiese Luca(opposizione)

5 aprile 2008

LA CHIAMAVANO LAICITA'

Ciao, vi ricordate di me? Sono un principio fondamentale della democrazia, ma nel vostro bel Paese non c’è posto per me. Quando io non ci sono c’è meno democrazia; quando io non ci sono non c’è pluralismo; quando io non ci sono… ci sono loro: gli oscurantisti.

Ho provato ad affermarmi anche da voi, ma senza nessun risultato; forse sono incompatibile con il dna dei vostri politici, forse rappresento la libertà, vera nemica dell’oscurantismo.

Nel vostro paese vengo declinata in tutti i modi, tranne che in quello giusto. C’è chi prospetta derive laiciste e anticlericali se un giorno mi affermerò, e c’è chi invece non prospetta nulla, perché ben conscio che difficilmente mi affermerò!!!

Potete trovarmi in Francia, Spagna, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio. Loro sono democrazie, e lì i diritti civili non vengono chiamati “questioni eticamente sensibili”, ma semplicemente diritti.

Arrivederci Italia

                                                                                                                                                         Laicità


27 marzo 2008

PARTEATTIVA APRE AL PLURALISMO DELLE IDEE

A poco più di due settimane dal voto, ParteAttiva scende in campo con te, con voi, con noi, con sé stesso.
Perché da sempre crede nel pluralismo delle idee, nella ricchezza del confronto, nella ferma convinzione che una sola voce in meno è già un deficit di democrazia. E da volteriani non possiamo non tener conto anche della voce nemica, se possibile auspicarla con maggior forza e determinazione. Perché quella voce sospinge inevitabilmente alla responsabilità, a scelte di campo senza compromessi.
L'invito è aperto a tutti, ma soprattutto a candidati, responsabili di Partito, amministratori locali o semplici attivisti che gravitano nell'area cilentana.
Perché ParteAttiva è un contenitore di idee nazionali (anche sovranazionali), ma inevitabilmente ama declinarsi come osservatorio privilegiato del territorio. 

 

25 marzo 2008

RIFIUTI E INNOVAZIONE

Credo che l’emergenza rifiuti in Campania possa avere anche un risvolto positivo: azzerare l’attuale classe dirigente presente nella regione. Come previsto sono calati i riflettori dei media sulla crisi campana, non perché la situazione si è normalizzata, ma semplicemente per ragioni di “mercato”. Fare correttamente informazione su ciò che da più di 20 anni tormenta la regione Campania è controproduttivo in termini economici: calano i turisti,  e diminuisce l’export dei prodotti campani. In questi anni la crisi dei rifiuti è stata affrontata (“in teoria”) dalla politica, utilizzando metodi e strumenti incompatibili con lo stato emergenziale. Far realizzare 7 impianti di Cdr e farli entrare in produzione senza che vi sia un impianto di chiusura del ciclo, cioè di termodistruzione o termovalorizzazione, vuol dire accumulare ecoballe. Ad oggi sono 7 milioni quelle presenti sul territorio campano. La possibilità di cambiamento dell’attuale gestione del potere in Campania  passa inevitabilmente dalla ricerca di nuove soluzioni per l’emergenza rifiuti. Per quanto riguarda il ciclo di smaltimento, fino ad oggi non si è fatto altro che parlare di termovalorizzatori come panacea della crisi campana.

Tranne i pochi ambientalisti rimasti in circolazione in Campania, prontamente oscurati dall’informazione controllata dal potere, nessun altro parla di un’alternativa/integrazione agli inceneritori: il TMB, ossia il trattamento meccanico – biologico, che consente il trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati. Speriamo che qualcuno se ne occupi.

Per quanto riguarda poi la differenziazione a monte dei rifiuti, per facilitare la raccolta i comuni potrebbero incentivare l’acquisto dei compattatori domestici di rifiuti. Al nord Italia ci sono dei comuni che li hanno acquistati a proprie spese e poi distribuiti alla popolazione. Sono ben conscio che a Napoli il comune non potrebbe, per ragioni di bilancio, accollarsi in toto la spesa, ma quanto meno potrebbe incentivare l’acquisto prevedendo una riduzione della TARSU del 40-50% per chi ha acquistato un compattatore.

Anche rispetto ai bidoni per l’immondizia si potrebbe innovare, sostituendo i vecchi ed inutili c.d cassonetti, con bidoni dotati di pannelli solari che azionano un compattatore. Un bidone tradizionale può contenere 120 litri di rifiuti; un bidone dotato di compattatore ne può contenere 1300. Il comune di Cisliano (MI), sull’esempio di Chicago, li ha già adottati per la raccolta dei rifiuti solidi urbani. 


In Campania si può cambiare, basta la volontà politica di farlo. Chissà…

Link utili:

10 marzo 2008

VERGOGNARSI DI ESSERE ITALIANO

Le oscenità politiche e mediatiche, che quotidianamente ci alterano la psiche, stanno lentamente logorando il già quasi inesistente senso di appartenenza allo Stato. Ormai  gran parte degli italiani non sente il bisogno di indignarsi,  vive rassegnatamente l’individualismo  che caratterizza la società del nostro tempo. La mancanza di senso civico svuota di significato il termine “cittadino”, rendedolo privo di qualsiasi risvolto pratico. Il cittadino italiano ha diritto alla salute. A noi campani tale diritto è stato sospeso. Vogliamo vivere, chiediamo troppo? Restare inermi di fronte ad una violenza meschina come l’avvelenamento dei territori campani, significa essere corresponsabili di un lento, ma ben visibile, omicidio di massa. Provo vergogna a definirmi italiano, e come me tutti i campani che si sentono lasciati soli, senza speranze e senza futuro. Si parla spesso di concorso di colpe quasi come se ciò potesse giustificare lo scempio dello sversamento illegale dei rifiuti tossici nelle fertili campagne campane. Non votare è l’unica forma di protesta  valida. La parola deve cedere il passo ai fatti. Che stiano attenti i politicanti… nel pentolone campano bolle una minestra avvelenata.

Consiglio vivamente la visione del documentario Biutiful Cauntri.



5 marzo 2008

ALESSANDRO IACUELLI: LE VIE INFINITE DEI RIFIUTI

Ciclicamente, dal 1994 ad oggi, si accendono e si spengono i riflettori dei media sulla crisi dei rifiuti solidi urbani in Campania. Del resto anche per quanto riguarda la camorra, se ne parla solo quando ci sono i morti ammazzati. L’aspetto tragico di questo lento omicidio di massa, lo sversamento illegale dei rifiuti speciali, non gode però della stessa risonanza mediatica, anzi è completamente e volutamente dimenticato. La Regione Campania è al collasso, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Politica e camorra, talvolta c’è una reductio ad unum dei due soggetti, ci stanno ammazzando tutti, nel silenzio più assordante delle istituzioni e dei media. Questa è la realtà che subiamo continuamente noi cittadini campani, e se non cambierà la politica, in Campania non cambierà nulla. La vita dei cittadini onesti continuerà a valere meno di un voto sporco.

E’ online su www.arcoiris.tv l’intervista che ho realizzato ad Alessandro Iacuelli, autore del libro Le vie infinite dei rifiuti.

 
“L'inquinamento costante e sistematico dell'ambiente e dei suoi abitanti sta cambiando la morfologia del paesaggio, rendendolo ormai molto simile ad una grande discarica. Ciò che è visibile ad occhio nudo, tuttavia, non basta per comprendere un fenomeno molto più complesso, il cosiddetto "business dei rifiuti"
Nel desolante paesaggio generale emerge Napoli, che agonizza soffocata dalle esalazioni dei rifiuti urbani, e la Campania, che muore avvelenata da materiali tossici, dalla politica compiacente e dalla criminalità che la assedia.
"Le vie infinite dei rifiuti" è un'inchiesta giornalistica che ricostruisce il viaggio e lo smaltimento dei materiali tossici verso la Campania e le motivazioni concrete dell'ormai cronica "emergenza rifiuti" della regione.”- Le vie infinite dei rifiuti -




24 febbraio 2008

MUNNEZZA DAY: LA STAGIONE NAPOLETANA

Ieri Napoli ha mostrato a tutto il mondo che la città ce la può fare ad uscire dall’emergenza rifiuti, c’è la voglia e la coscienza civile per farlo. Il giorno del rifiuto organizzato dai Meetup di Napoli è stato un evento che è andato oltre alla classica manifestazione di protesta. Grazie alla partecipazione di esperti della gestione dei rifiuti, di professori universitari, scrittori, volontari e cittadini, la protesta ha lasciato il passo al ragionamento, caratterizzando per costruttività e volontà di cambiamento la kermesse napoletana. Posso dire con certezza che ieri è iniziata la stagione napoletana. Ci sono tutte le premesse per una stagione di rinascita, di sperimentazione, di ricerca, di elevato senso civico. L’emergenza rifiuti ha un aspetto positivo (no, non sono pazzo!!!),  che è quello di poter segnare la fine di un sistema basato sulla politica connivente con la criminalità organizzata, una politica che si porterà migliaia di campani sulla coscienza, e che è giunta l’ora che si vergogni e lasci il posto a chi lo merita. Io, sinceramente, penso che oltre alla vergogna, che difficilmente proveranno i criminali politici campani, siano necessarie le manette. So che probabilmente ci sarà qualcuno che mi definirà giustizialista, ormai chi chiede giustizia viene definito così… Noi cittadini campani, pur volendo, non possiamo più accettare compromessi sul nostro presente e sul nostro futuro. Abbiamo dato già troppo, sicuramente non ci meritiamo quello che stiamo patendo per l’irresponsabilità criminale di un’intera classe politica.  La stagione napoletana di rinascita si scontra però con una realtà ben diversa da quella che sogniamo, una realtà fatta di continue e atroci menzogne, promesse e volta faccia, sospensione dei diritti fondamentali alla salute e all’ambiente. E’ giunta l’ora che la gente onesta faccia valere i propri diritti e dia voce anche a chi non ha il coraggio di riscattarsi. Questa non è una battaglia partigiana, nessuno può esimersi dal combatterla, è in gioco la nostra vita e quella delle generazioni future. L’informazione sta anestetizzando le coscienze, e non so sinceramente quale vantaggio possa avere in cambio di questa scelta criminale. Cosa deve succedere più di quanto sta accadendo, prima che i giornalisti facciano il loro mestiere? Vale più la carriera professionale del diritto alla salute? Totò diceva che la morte è una livella, ma questa specie di uomini, giornalisti e politici, credono di vivere sulla luna, si sentono immuni dalle conseguenze disastrose dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici e dalla cattiva gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani.

Ora tocca a noi provare a sconfiggere questa piovra tentacolare  che è la politica campana, l’antipolitica non è niente altro che voglia di contare. 

A giorni pubblicherò l’intervista che ho fatto per Arcoiris Tv ad Alessandro Iacuelli, autore del libro Le vie infinite dei rifiuti, un’inchiesta giornalistica sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali in Campania.

www.arcoiris.tv

7 dicembre 2007

MORALISTI A CASA NOSTRA...

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Le idee religiose hanno ancora molto impero, più di quanto non si creda da taluni filosofi. Esse possono rendere grande servizio all’umanità. Essendo d’accordo col papa si domina ancora la coscienza di 100 milioni di uomini. (Benito Mussolini, 5 maggio 1929)

A parte il rilievo che quei 100 milioni di uomini sono diventati 1 miliardo, queste parole del Duce suonano ancora molto attuali e bisognerebbe ricordarle a chi ancora ingenuamente pensa che il potere temporale della Chiesa si sia esaurito con l’estinzione dello Stato Pontificio. Del resto se c’è tanta gente che è disposta a credere a vetusti miti giudaici (tipo Adamo ed Eva e il serpente della prima mela) e a formulazioni dottrinali in stile surrealistico - fantascientifico (tipo la Trinità e la transustanziazione,sic!) non c’è da meravigliarsi…Certo, ci dicono che siamo una democrazia. In una democrazia funziona che tutte le confessioni religiose sono uguali davanti allo Stato e nessun ordinamento religioso interferisce con le norme dello Stato. Si chiama laicità, e in sua assenza non vi è democrazia. Ergo , tecnicamente non possiamo definirci una democrazia in piena regola (tra l’altro se fosse quello della laicità l’unico deficit di democrazia in questo Paese staremmo a posto). Perché non mi si venga a dire che c’è laicità in uno Stato dove esistono cose come l’8 per mille, l’ora di religione nelle scuole, i crocifissi nelle aule pubbliche e dove le gerarchie ecclesiastiche riescono, grazie alla complicità dei partiti-vergogna, cattolici e non, a dettare l’agenda della politica e a dominare i costumi e la morale. Si cerca di imporre l’assolutismo di una morale bigotta, sessuofoba, ipocrita e spesso razzista, che si pretende sia fondata sulla parola di Dio, quando in realtà si tratta della riformulazione fuori contesto di principi enunciati in testi millenari, appartenenti ad una realtà lontana anni luce dalla nostra, riformulazione spesso basata su libere associazioni che farebbero impallidire il miglior Kafka.. Salvo poi guardarsi bene essi stessi dal rispettarla. Così abbiamo preti che predicano vangeli in cui si beatifica la povertà, accanto a ceri elettrici a gettone stile slot machine , emblema di un business che va dai santuari mariani, agli scandalosi giubilei, al listino prezzi dei vari sacramenti e attività connesse. Tutto questo profittando dell’ignoranza della povera gente. Un business così florido da parte di un ente parassitario e improduttivo richiederebbe quantomeno un adeguata tassazione. Invece la Chiesa sottrae ogni anno allo Stato 9 miliardi di euro tra contributi pubblici ed esenzioni fiscali, più 2 miliardi e 250 milioni complessive ai Comuni in termini di esenzione ICI. Metà della finanziaria 2004. Non è meraviglioso? Si predica il “Non uccidere” dimenticandosi che il Catechismo giustificava la pena di morte fino a ieri l’altro, e che la stessa pena di morte è rimasta effettivamente in vigore nel Vaticano fino al secolo scorso. Si condannano l’Illuminismo, il relativismo, lo scientismo e un sacco di altri “-ismi”, in quanto radici dei mali moderni e si rivendicano le radici cristiane del moderno pensiero democratico e scientifico, quando in realtà qualsiasi persona che conosca un po’ di storia sa che è l’esatto contrario, e cioè che la Chiesa è stato un freno al progresso umano e scientifico, e lo è ancora oggi, perché non c’è molta differenza tra il condannare l’evoluzionismo e l’eliocentrismo e scagliarsi contro la ricerca sulle staminali. Si condanna il narcotraffico, ma si seppellisce Enrico De Pedis, noto capo della Banda della Magliana, omicida e narcotrafficante, nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare, un privilegio che, secondo il diritto canonico spetta solo al Pontefice, ai cardinali e ai vescovi. Si biasima la corruzione, ma non fu proprio lo IOR a smistare la maxitangente Enimont? Eh, già, lo IOR…Che dire dello IOR, la banca delle meraviglie, l’unica banca in Europa a non aderire alle norme antiriciclaggio, un collettore di tutta la sporcizia di questo mondo, al centro di tante tra le vicende più oscure di questo Paese…Che dire di Calvi, Sindona, Marcinkus, Gelli Ortolani? Tutti esempi di moralità? Eppure nessun cardinale si è mai indignato per gli strani rapporti finanziari tra l’Ambrosiano e lo IOR…Che dire, “Beati i poveri”… Ebbene, nonostante tutto questo, non appena qualcuno solleva un minimo di critica si scatena un finimondo, appena qualcuno che ha un po’ di senso dello Stato invoca la laicità si tirano fuori sciocchezze letterarie tipo ”laicismo”, “anticlericalismo”, “stalinismo” ecc., i potentati di turno come cagnolini stanno sempre schierati a difesa di Santa Romana Chiesa e quasi mai si spende una parola sul merito della questione. Ovviamente con la complicità del solito giornalismo viscido e ossequioso e di personaggi come Vespa, che si divertono a mandare in onda puntate sulla Madonna di Fatima e il compleanno del Papa, mentre per vedere rai educational bisognerebbe svegliarsi alle 5 del mattino. Questa è l’Italia della doppia morale, una per la gente, l’altra per chi la detta. Gli italiani hanno delegato la propria coscienza morale alla Chiesa, perché forse è più comodo così, è sempre meglio giudicare gli altri che guardarsi dentro. In un periodo di crisi sociale, come quello che stiamo attraversando, i poteri forti tendono sempre di più alla difesa dei propri ruoli, da un lato la politica, dall’altro la Chiesa , da un altro ancora gli industriali, uniti nel nome dell’autoconservazione del potere; noi cittadini siamo l’esercito dei vari poteri, ci schierano per “combattere” finte guerre ideologiche che hanno come unico obiettivo la sopravvivenza ed il rafforzamento di un potere sempre più marcio.


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28 novembre 2007

DIALOGHI ALL'ITALIANA...

Così come l’uomo naturalmente è mosso dall’istinto di sopravvivenza, alla stessa guisa il corpo politico italiano, superata con astuzia e disinvoltura l’ondata di malcontento dei cittadini, manipolando direttamente e indirettamente l’informazione, si avvia alla ridefinizione delle modalità atte alla conservazione dell’attuale classe politica. In che modo? Con il dialogo all’italiana…!!! Anni di scontri politici puramente mediatici tra Berlusconi e i “comunisti” (oops… ora si chiamano sinistra radicale!!!) hanno profondamente alterato il rapporto politica - cittadini, spostando la percezione del fare politico dal piano razionale a quello sensoriale. Un numero consistente di cittadini italiani vota e simpatizza per l’uno o per l’altro schieramento, allo stesso modo in cui tifa per una squadra di calcio. La mediatizzazione costante della nostra mente ci porterà adesso a pensare al tifo violento!!!  Ma in questo caso la violenza si manifesta sotto mentite spoglie e con fini autolesionisti. Delegare in toto la propria coscienza politica al burattinaio di turno della politica italiana equivale a concorrere alla formazione del pensiero unico. L’agire è l’unico modo per liberarsi dal giogo di questa politica. Ma attenzione, i fantapartiti  italiani hanno fiutato il pericolo, e stanno, in modo alquanto spavaldo, scoprendo le loro carte: l’inciucio è a portata di mano. Veltroni parla con Fini e su tutto registra una convergenza  di intenti, tranne che sul punto oggetto dell’incontro: la legge elettorale. Ma del resto “l’homo novus” è uno e trino, vuole il bipolarismo ma la vocazione neo - democristiana del Pd lo spinge verso il proporzionale.  Berlusconi rompe con gli alleati, cambia nome al partito(?), e ipotizza grandi coalizioni. Ve lo immaginate il Cavaliere alleato del PD? Che sarà mai, se non una riproduzione della Bicamerale.  Il modello tedesco è il sistema elettorale che più di tutti affascina, non perché prevede una clausola di sbarramento del 4 %, ma perché può portare alle grandi coalizioni. In Italia si vuole tornare al centro, e perfino la sinistra è favorevole!!!  Le banche al PD, l’informazione a Berlusconi, la mafia bipartisan, e il cerchio è chiuso. Maggioranza politica,  autosufficienza economica e controllo del territorio sono gli elementi costitutivi del riformismo gattopardiano italiano. A questo punto la partitocrazia diventa oligarchia temperata dall’illusione del voto elettorale…basta dirlo!!!



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13 novembre 2007

MAFIA: PASSATO, PRESENTE, FUTURO...

EMILIO:

La notizia dell’arresto del boss Lo Piccolo impone alcune riflessioni sullo sviluppo del fenomeno mafioso e sulle modalità di azione nella lotta alla malavita organizzata, focalizzando l’attenzione sullo stato dei rapporti tra mafia a poteri forti, politica ed economia in primis. Sono trascorsi ormai tre lustri dalla campagna stragista di inizio anni 90, un periodo durante il quale, una volta tramontate la speranze di successo della battaglia valorosamente condotta dal pool caselliano, si  è assistito tra silenzi e connivenze alla resurrezione di Cosa Nostra ed al proliferare del business malavitoso. Sotto l’accorta gestione di Provenzano sono stati messi da parte quei gesti eclatanti che rinfocolarono l’orgoglio di una nazione intera all’indomani delle stragi. Il biennio 92/93 rappresentò il punto di rottura, la soluzione di continuità nei rapporti tra mafia e poteri occulti. La cessazione degli eventi stragisti di pari passo con il rinvigorirsi del fenomeno mafioso altro non è che la manifestazione estrinseca di un nuovo equilibrio. “Qualcuno ha siglato un nuovo patto con Cosa Nostra” profetizzò Don Masino Buscetta in tempi non sospetti. Il punto è: dove è posizionato oggi l’asse di simmetria che regge suddetto equilibrio?Una recente indagine ha messo in luce il grado di potenza economica dell’impresa – mafia, definita come la più prolifica azienda italiana. Cosa Nostra non si occupa più soltanto di rastrellare e stornare proventi illeciti, ma gode dei benefici derivanti dai reinvestimenti inerenti le passate “gestioni”. Non esiste più soltanto la mafia che agisce sul territorio. La mafia oggi è nelle banche, nelle società di borsa, nelle istituzioni. Se d’un tratto la mafia venisse sconfitta il PIL italiano crollerebbe di colpo di parecchi punti. E’ possibile che lo Stato abbia definitivamente ed inesorabilmente metabolizzato il vulnus mafia? Dove finisce la mafia ed inizia lo Stato, la società civile? E’ possibile davvero ipotizzare una siffatta reductio ad unum? Difficile a credersi, ma una cosa è certa: se Cosa Nostra è oggi più potente che mai a distanza di pochi anni dalla sua crisi più dura è perché qualcosa (rectius: qualcuno) si è mosso nei palazzi del potere.

ANTONIO:

La Mafia si differenzia della altre organizzazioni criminali, non soltanto per il tipo di struttura verticistica, ma anche per l’uso della forza come deterrente contro possibili disgregazioni che si generano dal particolarismo(individualismo), garantendo in tal modo l’unità di comando e la sopravvivenza dell’organizzazione. L’arresto di Lo Piccolo non deve entusiasmare più di tanto. Il mafioso, uti singulus, non è il motore dell’organizzazione, la spinta propulsiva viene invece dalla mafiosità, se così possiamo definire l’agire pratico dell’”uomo d’onore”. L’identità mafiosa è la linfa vitale del sistema camaleontico. Cosa Nostra come ogni tipo di potere ha una propria ragion d’essere, che forse nel periodo pre-stragista poteva essere ricercata nell’alveo delle connivenze politico – economiche. Ma oggi, mutatis mutandis, la ragion d’essere della mafia coincide con quella di una parte molto influente della società italiana. La mafia sussiste in quanto mantiene sempre viva la continuità tra passato e presente. Il passato, dalla mafia contadina a quella stragista dei corleonesi, non è morto, ma vive nel presente, testimonia l’identità del mafioso. Solo a queste condizioni Cosa Nostra può essere aperta al futuro, orientare le sue esigenze nella prospettiva del nuovo, del rinnovamento, del trasformismo. L’esigenza di riciclare e gestire ingenti capitali, ha spinto l’evoluzione mafiosa al punto tale che, se 30 - 40 anni fa a causa del deficit culturale dei mafiosi bucolici  era necessaria l’ intermediazione tra mafia e potere economico o politico, oggi invece la mafia si è fatta economia, politica, società. Per questo motivo limitarsi al contrasto dell’ala (paradossalmente) meno pericolosa di Cosa Nostra, ossia l’ala militare, può apparire come uno spot di cattivo gusto, o sarcasticamente può significare: “grazie del lavoro, ma ora non ci servite più!!!” In un’economia come quella italiana il credito rappresenta  un’arma molto più persuasiva e meno eclatante di una pallottola a scopo estorsivo.  Soltanto disarticolando il quadro di poteri istituzional-economici, alimentatosi negli anni con il sangue degli onesti e nel silenzio (assenso?) assordante della politica, si potrà curare il virus mutante della mafia. Forse la reductio ad unum, che giustamente ti indignava al solo pensiero, è da molto tempo una realtà.


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11 novembre 2007

DISORDINE PUBBLICO

La morte del giovane tifoso laziale rimette in evidenza un problema che non è stato mai risolto dalla politica italiana: l’ordine pubblico. Troppo soventemente tale questione è oggetto di incomprensibili strumentalizzazioni di parte che creano solo confusione e timore nei cittadini. La mancanza della certezza della pena come deterrente alle azioni dei facinorosi, l’inadeguatezza delle forze dell’ordine nella gestione delle manifestazioni di ogni tipo, alla lunga portano inevitabilmente a conseguenze dolorose. Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi,  Filippo Raciti, Aldo Branzino,  Gabriele Sandri, hanno tutti in comune una fine drammatica, sulla quale si ha il dovere di ricercare la verità. L’incertezza è la madre di tutte le tensioni. L’episodio odierno è emblematico. I media non hanno a nostro avviso, dato modo di cogliere il cuore del problema, collegando direttamente il fatto al tema della violenza negli stadi, di certo non adeguatamente coadiuvati dalle autorità preposte, che hanno fornito una versione dei fatti superficiale e non univoca. La vicenda del povero Sandri assume una valenza autonoma e se da un lato lascia la porta aperta a scenari inquietanti, non essendo accantonata dagli stessi inquirenti l’ipotesi dell’omicidio volontario, dall’altro rappresenta un caso, piuttosto grave, di inadeguatezza della tutela di pubblica sicurezza. Tale profilo fa da sfondo a numerosi episodi (non necessariamente culminati in tragedia), nei quali tale elemento si è manifestato in via esclusiva o concorrente. Si cercherà in questa sede di analizzare brevemente tale questione , senza pretese di esaustività, da un punto di vista il più possibile organico ma attinente al solo profilo della fase repressiva. La materia dell’ordine pubblico andrebbe affrontata con maggiore distacco da parte degli organi competenti, soprattutto per quanto attiene alla ridefinizione dei compiti delle forze dell’ordine.  La necessità è a nostro avviso quella di dare una risposta al problema in termini di efficienza nell’ottica di un ripensamento della concezione di tutela dell’ ordine pubblico. Da un punto di vista strutturale l’anomalia tutta italiana rappresentata dalla presenza di tre corpi militarizzati non risponde a criteri di efficienza, così come un eccessivo numero di effettivi a fronte di retribuzioni medie del tutto inadeguate. Occorre una maggiore valorizzazione del merito sia  nell’interesse dei cittadini che di quegli agenti che svolgono il loro mestiere con coraggio, professionalità, dedizione e correttezza. A tal fine maggiore efficienza e trasparenza sono auspicabili in relazione ai criteri di selezione e preparazione degli agenti. Riguardo, invece, a quelle particolari e delicate situazioni suscettibili di sfociare in scontri di piazza, troppo spesso si rinviene una carenza di coordinamento  figlia di una metodologia di tutela dell’ordine pubblico sovente inserita in una logica di scontro. Ne sono testimonianza l’abuso nell’utilizzo dei Nuclei Antisommossa e la cattiva abitudine di taluni agenti di non rispettare i regolamenti di servizio, ad esempio quando si impugna alla rovescia un manganello Tonfa (cosa che avviene praticamente sempre). Abitudine questa che è altresì espressione di una concezione fascista dell’uso della violenza che spesso è riconducibile a condizionamenti di tipo ideologico. Episodi come quello dell’uccisione di Federico Aldrovandi (tanto per fare un esempio, ma la casistica è ricca, anche a prescindere dai fatti del G8 che sono comunque un’altra storia, anche più grave) sono assolutamente inaccettabili in uno Stato (che si professa) di diritto. I colpevoli di questi crimini rimangono spesso impuniti, sia per le carenze del nostro sistema penale – giudiziario, sia per una certa reticenza da parte delle Istituzioni e della Magistratura , sia in taluni casi , segnatamente in contesto di scontri di piazza (ma non solo), per ciò che la divisa non ne garantisce la riconoscibilità e per la frequente omertà di coloro tra i colleghi che sono in grado di riferire elementi utili. Per concludere, ritornando all’episodio dell’uccisione di Sandri, vogliamo dire che si tratta di un episodio molto grave, a prescindere dall’esistenza o meno del dolo, in relazione al quale ci auspichiamo che, differenza di altre occasioni, emergano la reale dinamica dei fatti e le reali responsabilità nella misura in cui si è sbagliato. La facilità con cui si ricorre alla pistola, è in fondo anch’essa espressione di una cultura della gestione dell’ordine che va assolutamente cambiata.


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16 ottobre 2007

THE SHOW MUST GO ON

Dopo le finte indignazioni di una parte dei politici italiani dovute agli sprechi e ai privilegi portati alla luce dal libro “La casta”, come nella parabola del figliol prodigo, anche gli “indignati”stanno lentamente tornando a casa loro, quella lussuosa struttura chiamata politica che ci costa 2 miliardi di euro l’anno. Solo che l’edificio di questo passo difficilmente rimarrà in piedi, e la mia non è retorica del pessimismo, catastrofista e fatalista, tanto cara ai massimalisti. Storicamente è provato che le trasformazioni violente della democrazia sono provocate dalla mancata osservanza del diritto, per cui si determina una situazione di illegalità diffusa, che non consente più di comporre nell’ambito della legge (costituzione) le tensioni sociali. Le raccomandazioni, il clientelismo, la politicizzazione di tutte le istituzioni, costituiscono un vero e proprio sistema di illegalità (sistema Italia), ed è proprio quest’ultima che mina le fondamenta  della democrazia. Come dire…ci sono tutte le premesse per una trasformazione!!! Ma tutto ciò non preoccupa i nostri politici, troppo impegnati a preservare i loro posti di potere, faticosamente raggiunti a colpi di raccomandazioni e clientele. La debolezza strutturale dei partiti si nota anche nel processo di selezione della classe politica. In Italia giorno dopo giorno si impone la cd. politica show, e questo è dovuto principalmente al ruolo che svolgono i media nel mobilitare l’opinione pubblica. Non è importante far capire il significato delle cose, occorrono invece frasi brevi, contenuti vaghi, slogan semplici e ripetuti fino allo sfinimento (Goebbels sosteneva: “Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in verità”) . In Italia puoi essere un deficiente o un delinquente, o più semplicemente tutti e due insieme, ma quando appari in Tv ciò che conta è imbonire, vendere il proprio prodotto e colpire ad effetto. La morale e l’etica non appartengono allo show business, l’importante è vincere, non importa come e con quali mezzi lo si faccia.

Questo è il messaggio che ci viene dalla politica: né passione, né idee e coraggio, ma pura e semplice capacità di raccogliere consensi tra il popolo della disinformazione.


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3 ottobre 2007

TURBOLENZE ITALIANE

La società italiana è scossa da un’ondata di scetticismo nei confronti di chi esercita il potere di governo sulla comunità, sia esso di destra o di sinistra. Eppure ci sono politici e finti giornalisti che inverosimilmente marginalizzano questo fenomeno bollandolo come antipolitica. In un Italia partitocratrica l’uno o l’altro schieramento sono complementari per la sopravvivenza di un sistema politico che tende ad escludere e non ad includere. Prodi sostiene che la politica è lo specchio della società…Forse dimentica o ignora che la politica ha il compito di guidare la società; infatti questa politica ci sta portando in un baratro dal quale sarà difficile risalire. La decadenza etica della classe dirigente del nostro paese, sempre più spesso preoccupata di autoconservare il proprio potere, piuttosto che di affrontare i problemi che affliggono il bel Paese ( il paese del sole che non sviluppa fonti di energia alternative come il fotovoltaico!!!), inevitabilmente influisce sull’agire del cittadino. Se una norma, sia essa giuridica o etica, non viene rispettata dal vertice della piramide organizzativa dello stato, ossia da chi dovrebbe dare l’esempio, per una sorta di effetto domino essa sarà percepita  in maniera distorta dal popolo. In un certo senso il non rispetto delle norme da parte di chi ci governa, “autorizza” il cittadino a compiere tante piccole infrazioni. L’informazione dovrebbe avere un ruolo decisivo nel rendere conoscibili misfatti ed inganni politici, ma cinicamente anch’essa tende a preservarsi e a non alterare il quadro dei poteri consolidatosi nel tempo. Chi crede in un rinnovamento interno della politica non fa altro che alimentare l’oscurantismo persistente che ci attanaglia e che ci condannerà ad un futuro di malessere sociale e di malaffare istituzionale.  Serve un impulso esterno, pulito ed eticamente corretto, per azzerare questo polipo dai mille tentacoli chiamato politica. Che sia Grillo o qualcun altro non importa; è indispensabile una rivoluzione culturale, sociale ed etica affinché il vuoto non venga colmato da soggetti già contaminati da questo sistema.

“Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”- Martin Luther King

26 settembre 2007

MAFIA DI STATO

A 27 anni dall’introduzione del 416 - bis nessuno più  (teorie dellutriane del “Mafia way of life” a parte) si sognerebbe di negare l’esistenza del fenomeno mafioso, come un tempo accadeva.Una piaga intollerabile che soffoca lo sviluppo sociale ed economico di metà del nostro territorio,e falsa in partenza l’economia nazionale e globale.Un esecutivo di un Paese che si suol definire civile e democratico non dovrebbe avere esitazione nell’ inserire la lotta generalizzata alla criminalità organizzata tra i primi e fondamentali punti della propria agenda di governo. In un Paese veramente civile probabilmente si proclamerebbe lo stato d’emergenza. Eppure in Italia da decenni si susseguono Governi che tacitamente inducono a convivere con il fenomeno mafioso, come se esso non esistesse o come se non fosse un problema della politica ma di esclusivo appannaggio della Magistratura e delle forze dell’ordine. La volubilità dell’opinione pubblica, assuefatta agli strali anestetici dell’informazione di regime, fa il resto. La Mafia non è un problema di mero ordine pubblico, questo lo sanno anche i gatti, ma i nostri politici non si sforzano di presentare il problema in termini diversi,in quelle rare occasioni in cui se ne discute, e cioè quando qualcuno spara e ci scappa il morto. Si parla continuamente di economia, di tasse, di occupazione, etc., ma mai un cenno al fatto che metà del territorio nazionale è in mano alle mafie, che metà della nostra economia è in nero, che al sud è praticamente impossibile svolgere attività d’impresa e che le organizzazioni criminali “fatturano” ogni anno una somma su per giù corrispondente a quattro volte la finanziaria 2007. Ai nostri politici tutto questo sembra non interessare. C’è chi considera prioritario riformare le pensioni, chi approvare i Dico, chi modificare la legge 30, la lotta alla mafia sembra quasi un problema secondario, non impellente. Per i magistrati in terra di Mafia fare il proprio dovere è diventato  quasi impossibile. Confindustria promette l’espulsione agli imprenditori che pagano il pizzo. Ma cosa fa lo Stato per proteggere le vittime del racket? Pino Masciari, uno dei pochi imprenditori ad aver denunciato il sistema, vive da 10 anni come un desaparecido insieme alla sua famiglia e gli è stata persino sottratta la scorta. Tant’è che trova addirittura difficoltà a testimoniare nei processi. Il senatore a vita Emilio Colombo tramite la scorta alimentava un traffico di cocaina. Lui si che ne aveva davvero bisogno… Chi può avere il coraggio di denunciare sapendo di non poter contare sul sostegno delle istituzioni?Per quanto tempo ancora tollereremo che i Dell’Utri, i Cuffaro, gli Andreotti siedano comodamente sulle loro poltrone? E’ pur vero, mala tempora currunt,e il degrado morale di questa classe dirigente induce a chiedersi  se davvero sia possibile cadere più in basso di così. Ma dopo 5 anni di Forza Mafia al Governo era lecito aspettarsi qualcosa di più che la nomina a Ministro della Giustizia di un  testimone di nozze di uno stretto collaboratore di Provenzano e di due pregiudicati per reati contro lo Stato e la P.A. nella commissione antimafia. Del resto il fantomatico programma di Governo dell’Unione parla della lotta al crimine organizzato come “priorità assoluta”e tra le tante cose si propone di :” recidere il patto scellerato criminalità organizzata - politica - impresa, perseguendo senza esitazioni contiguità e collusioni con il sistema mafioso”. Invito a punzecchiare con decisione nelle sedi opportune i despoti di casa nostra per chiedere il rispetto del programma di Governo  nel punto “Lotta al crimine organizzato”. E’ giunto il momento di smetterla di chinare il capo, di chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia e al malaffare e di rapportarci con deferenza a questi politicanti di basso profilo.Chiedere una politica senza compromessi con il malaffare non è chiedere la luna. O forse non lo sarebbe se non fossimo in Italia…

20 settembre 2007

L'ANTICAMERA DELLA CRISI...

Se un medico dovesse fare una diagnosi al centro-sinistra italiano, sicuramente direbbe che il paziente è affetto da schizofrenia. Si vota un programma elettorale di oltre 200 pagine, e chi cerca di farlo rispettare viene additato come irresponsabile. Si vincono le elezioni cavalcando l’antiberlusconismo, ma le leggi vergogna sono ancora lì. Addirittura in sede europea il governo Prodi ha difeso la legge Gasparri…in nome dell’italianità e della mala-politica!!! Ricordate la legge ex-Cirielli? Poca roba in confronto dell’indulto!!! La mancanza di decisionismo nell’ambito della coalizione, come gia sottolineato in precedenti post, autoironicamente definitasi Unione, si sta manifestando giorno dopo giorno in modo crescente, direi preoccupante. Temo un “si salvi chi può” all’orizzonte. Oggi al senato è andata in onda l’ennesima prova di forza del Governo: si vota la mozione dell’Unione sulla Rai, la maggioranza non c’è, semmai c’è stata!!! Come al solito i problemi di tenuta della maggioranza vengono dal centro. Se non ci sono i numeri per affrontare la questione Rai, immaginate quando il parlamento dovrà votare la finanziaria o la riforma del welfare!! Vabbè tanto ci siamo abituati ai suicidi dell’Unione: Mastella non vota il programma dell’Unione nella parte in cui si affrontano i Pacs. Cosa fa il Governo, ben sapendo che i senatori dell’Udeur sono decisivi? Propone i Dico. Risultato? Cade il governo!!! Forse manipolare e controllare l’informazione in una società poco educata alla verità, è più importante di amministrare e governare la res publica. Ecco perché tutti i partiti vogliono un consigliere nel Cda Rai. Il direttore del Tg2 ipotizza scenari drammatici a causa delle dichiarazioni di Beppe Grillo…sarà forse perché sente puzza di bruciato, e da fedele servo del potere scende in campo in prima persona per difendere il sistema che gli ha permesso di occupare quel posto. Se osservate il linguaggio di questa politica vergognosa, vi renderete conto che ciclicamente il discorso verte su termini scelti ad hoc per distogliere l’attenzione dai veri problemi: riformisti, radicali, anticlericali, teo-dem, teo-con, liberali-democratici etc. Ora è il momento dell’antipolitica.  La soluzione? Il Partito Democratico, il neo(?)-centrismo…Berlusconi!!!



15 settembre 2007

PAROLE, PAROLE, PAROLE...

Come al solito in Campania il processo di rinnovamento della politica è destinato al fallimento. Finzione è il termine adatto per definire ciò che gli illustri politici campani chiamano nuova stagione della politica. Se il segretario nazionale del Partito Democratico spettava ai Ds in virtù del 17.5 % dei voti su base nazionale, inevitabilmente, e ahimè tristemente, il segretario regionale del PD campano doveva essere, e sarà, un esponente della Margherita, primo partito  della giunta regionale con il 15.92 % dei voti. Il clientelismo paga in termini elettorali, e questo lo sanno bene i cittadini campani, che dovrebbero avere  una sanità eccellente in rapporto a quanto spende la regione, dovrebbero avere una regione con uno sviluppo economico notevole dato l’immane quantitativo di denaro affluito nelle casse (solo?) regionali dall’ Unione Europea (POR e tutti gli altri acronimi che servono a non far capire di cosa si tratta!!!), e invece? In questo ultimo anno era stata prospettata una politica nuova, capace di eliminare ogni tipo di connivenza con la criminalità organizzata, di risolvere l’emergenza dei rifiuti urbani e tossici, di ridurre al minimo strutturale il virus del clientelismo, di innovare, di creare sviluppo e occupazione. E invece qual’è il risultato di tutte queste parole al vento?  Chi gestiva e gestisce a proprio piacimento la politica campana, continuerà a gestirla anche dopo il 14 ottobre, attraverso pedine che non conoscono cosa sia l’autonomia, la progettualità e il merito. Il PD sarà il frutto della partecipazione dei cittadini alla politica, dicevano…Partecipazione non significa legittimare scelte prese da chi non vuole la partecipazione!!

Beh…non tutto è perduto, abbiamo pur sempre il PASER di ferragosto, il Columbus Day, le consulenze, 1 tonnellata di rifiuti tossici per ogni abitante della regione campania, il sole, la pizza e il mandolino!!!



5 settembre 2007

PER NON DIMENTICARE



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2 settembre 2007

REALTA' VIRTUALE

Giorni di passione e di nostalgia del passato per la politica italiana. Un passato di trame oscure e di debito pubblico. La politica ormai vive di proclami e minacce, di finte ritorsioni e di momentanee riconciliazioni. In democrazia il politico deve render conto del suo operato al cittadino. In Italia no,  l’autoreferenzialità è l’unico criterio di rendicontazione conosciuto dai politici. Il club di Montecitorio non ammette la partecipazione del popolo; essa è severamente vietata dall’art. 1 dello statuto della casta: “Mai permettere al cittadino di esercitare appieno i suoi diritti politici”. Rinnovamento e nuove alleanze, manifestazioni e governo, circoli e P2, neocentrismo e anticlericalismo. Tutti temi che stanno molto a cuore ai nostri carissimi politici, stanchi di un’informazione pressante ed incalzante, che non riesce a cogliere i frutti di una classe dirigente usurata e sottopagata, e troppo spesso fustigata e messa al bando per qualche misera clientela, o per qualche inutile ed insignificante privilegio.

Non c’è nulla da dolersi quando la politica è innovatrice e portatrice di idee come è in Italia. Che male c’è nell’avere la classe dirigente più vecchia d’Europa? Non è colpa dei politici se lo statuto del club prevede come requisito per l’adesione un’età che possa assicurare la continuazione della specie homo latro. Preservare il club da giovani intraprendenti e ancora idealisti è un imperativo categorico. Per questo motivo chi ancora crede in principi come l’uguaglianza e la legalità è pregato di non interferire con il lavoro del club, pena l’allontanamento coattivo  dell’aula del sacro parlamento. C’è un’informazione deviata che pur di speculare sui politici fa credere che un ottimo stipendio da precario non permette di progettare il futuro. Che blasfemia!!! E’ con 15000 euro che non si riesce ad arrivare a fine mese, non con 1000 euro. Tutta questa malvagità sarà sicuramente il frutto di un complotto organizzato da Al Qaeda!!! Ne sono certi i politici, per questo armano, a colpi di esenzioni, il condottiero Ratzinger…



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febbraio