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Parteattiva by Antonio Bruno is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

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AUTORE

  • ANTONIO BRUNO

DAI UN'OCCHIATA A...:


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Antonio Bruno

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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

Libri Consigliati
Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
L'unico e la sua proprietà di M. Stirner
Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e M. Padovani
Poteri forti di Ferruccio Pinotti
La Israel lobby e la politica estera americana di J.J. Mearsheimer e Stephen M. Walt
L'Anticristo di F. Nietzsche
Fratelli d'Italia di Ferruccio Pinotti
Roghi Fatui di Adriano Petta
Le vie infinite dei rifiuti di Alessandro Iacuelli
1984 di George Orwell
Una teoria della Giustizia di John Rawls

"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

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23 marzo 2011

VISITA "la CORRENTE"



www.lacorrente.com


E’ un blog d’informazione e confronto.

Un osservatorio plurale per raccontare la complessità dell’Italia.

• Non cerchiamo salvatori della Patria da idolatrare e non abbiamo intenzione di arruolarci in nessun esercito. L’Italia è il Paese dei comuni, dei particolarismi e delle differenze; pensarli come valori è l’essenziale premessa ad un’Unità sostanziale. La Corrente nasce come contenitore di differenze.

La Corrente cerca contributi utili alla discussione. E’ indifferente l’età, non ti chiediamo che cosa fai nella vita, si entra senza tessera. Raccontaci la tua Italia.

• Crediamo che le soluzioni che ci vengono offerte dalla Politica siano una parte del problema. La Politica ha smarrito il suo ruolo all’interno della società, e sappiamo quanto sia fallimentare una democrazia in cui sia assente uno degli attributi del cittadino: i doveri. La Corrente persegue l’idea che la partecipazione attiva del cittadino sia un dovere.

• E’ necessario uscire dalla cultura dell’emergenza per rilanciare la necessaria programmazione e pianificazione degli interventi atti a risolvere i problemi del Paese. Siamo stanchi di difendere linee politiche confuse e fatte unicamente al fine di far sopravvivere l’attuale ceto politico. Tra l’omologazione al pensiero dominante e l’autonomia abbiamo scelto quest’ultima.

L’Italia è già Europa, l’Europa è già Italia.

• Siete liberi di professare la propria fede. La Corrente è un luogo per credenti e non credenti che si riconoscono nella laicità delle Istituzioni Pubbliche. Qui non esistono maggioranze o minoranze, ma persone.

Ti affascina l’idea?
Invia i tuoi contributi a redazione@lacorrente.com

19 aprile 2010

Partito Democratico: tra forma e sostanza

Negli ultimi mesi dirigenti e rappresentanti del Partito democratico hanno discusso di congresso, partito “leggero” o “pesante”, candidature, primarie, elezioni. Tra formule organizzative e interpretazioni varie dell’avanzata della Lega e di Berlusconi (guai a chiamarla sconfitta del Pd), la Politica tra i democratici stenta ad affermarsi come momento prioritario. Da più parti è stato auspicato un confronto su temi come il profilo politico del Pd, l’offerta politica – intesa come capacità di astrarsi dalla dinamica berlusconiana per proporre soluzioni per il Paese durature e non contingenti -, la ridefinizione dei confini politici del partito attraverso contenuti politici e programmatici.

Solo buoni propositi, ma nella realtà si preferisce parlare del contenitore e non dei contenuti. Individuare le priorità per l’Italia, elaborare in maniera chiara proposte e modalità di realizzazione delle stesse, potrebbe portare ad una selezione naturale degli alleati, evitando fraintendimenti, rotture mediatiche e cartelli elettorali. Governabilità: è da questo punto che bisogna partire per ricostruire un normale quadro politico, aperto al protagonismo anche di altre forze che condividono lo spirito della “democrazia governante”. Bisogna uscire dalla precarietà e dall’incertezza dell’attuale situazione politica, e ciò serve al Pd e all’Italia.

Stritolato dalla sua tendenza conservatrice, il Pd vive un momento difficile. Sperare nell’implosione del Pdl, quasi rassegnati ai limiti della propria azione politica, è sintomo di una crisi di idee e di strategia politica più profonda della superficiale litigiosità che fino ad oggi ha caratterizzato i democratici. I metodi e le scelte politiche fatte negli ultimi 15 anni non suscitano più interesse nei cittadini, hanno esaurito il loro potenziale. Era prevedibile, prima o poi i nodi vengono al pettine.

Nell’ultimo decennio in Italia ci sono state trasformazioni sociali e culturali che, di fatto, hanno reso inadeguata la strategia politica messa in atto dal Pd. Le pratiche di pura gestione del potere non garantiscono più risultati elettorali e politici. Il voto è divenuto sempre più mobile, soggetto ai condizionamenti sensazionalistici e mediatici. Nella dinamica berlusconiana l’ideologia ha ceduto il passo al “fare/apparire”, la programmazione politica è stata sostituita dai sondaggi.

Purtroppo anche il Pd è andato a ruota, avallando di fatto una concezione della politica fondata sulla prassi e sul leaderismo. Non c’è futuro per un partito senza un quadro teorico di riferimento, a meno che la tentazione plebiscitaria, presente nel Pd, non faccia da pendant al deserto ideologico. Un simile percorso sarebbe davvero autolesionista. Così come lo è stato allearsi con Antonio Di Pietro, “attore protagonista” della strategia berlusconiana basata sulla polarizzazione dello scontro. Stucchevole è stata la querelle sull’autosufficienza o meno del Pd. Sarebbe il caso di parlare dell’autosufficienza o meno della dirigenza a delineare percorsi politici di ampio respiro.

Bisogna rimettere in moto l’elaborazione politica e culturale con una competizione sui contenuti e non sulle tessere (reali?), per vincere le elezioni e non solo i congressi. Correnti di pensiero, e non eserciti per faide tra leaders. Né la selezione della classe dirigente basata sull’anagrafe né il rinnovamento autopoietico consentiranno al Pd di superare la crisi attuale. Credo che sia necessario individuare la sostanza del partito e rimettere eventualmente in discussione – se necessario – il progetto democratico, per ridefinire il quadro politico del centrosinistra, recuperando la tradizione riformista. Altrimenti il Pd continuerà ad essere minoranza nel Paese.

Articolo pubblicato su FrontPage


                                                                                                                            Antonio Bruno

15 ottobre 2009

Idee Giovani per Bersani - Il mio intervento

Assemblea pubblica della rete Idee Giovani per Bersani con ENZO AMENDOLA (candidato segreteria regionale PD Campania per la mozione Bersani) e l'On. LIVIA TURCO.

Il mio intervento:

12 aprile 2009

UN'IDEA RIFORMISTA PER LO SVILUPPO DEL CILENTO

16 gennaio 2009

CILENTO, E' ORA DI RIFLETTERE

La vicenda dell’A.s.l. Sa 3 conferma l’opinione che mi sono fatto della politica cilentana nel corso di questi anni:  naviga a vista senza una meta.

Inevitabilmente e,  ahimè, improduttivamente,  ogni discussione politica seria, al di là dell’oggetto di essa, finisce per essere un momento di sterile contrapposizione verbale sull’uomo e non sull’idea o l’azione.

Sarà forse dovuto all’inesperienza politica, intesa come assenza di una scuola di formazione politica, o a una precisa volontà della classe dirigente autoreferenziale, che il Cilento, ad oggi, non ha una prospettiva politica. Il guardare oltre alle questioni  interne dei “partiti”, l’ambizione a recitare un ruolo da protagonista, la volontà di differenziarsi dalla malapolitica campana e in generale italiana. Tutti questi elementi dovrebbero ispirare l’azione politica cilentana e, invece, apriamo gli occhi e vediamo solo puerili divisioni campanilistiche, l’affermarsi dell’idea della politica come interesse per fini personali, baronie,  e malessere.

Si, il malessere  che si respira nell’aria, l’insoddisfazione per la mancanza di vitalità, il venir meno giorno dopo giorno della speranza di un cambiamento possibile; questi sono sintomi di una  crisi che è molto più complessa e più pericolosa rispetto alle altre crisi, vere o presunte. Credo che la politica non sappia dare le giuste risposte a questo malessere. Non perché non è in grado (e lo dico per presunzione di non colpevolezza…), ma perché non ci prova. Forse il problema non è l’assenza di risposte adeguate, ma l’incapacità di porsi le domande. Ad esempio: cosa serve più ai cilentani, avere l’A.s.l. Sa 3 o avere un servizio sanitario di qualità?

La politica per me “europeo” dovrebbe essere soprattutto paideia, esempio, guida, non soltanto ricerca ossessiva del consenso. Gli americani lentamente tendono ad europeizzarsi mentre noi lentamente ci avviciniamo alla politica – marketing americana!!! Questioni di convenienza…

Quanto al cittadino, dovrebbe mettersi in guardia dai c.d. effetti di assimilazione, che si verificano ogniqualvolta egli percepisce le opinioni espresse nel messaggio politico come più prossime alle sue di quanto non lo sono nella realtà. Ciò è dovuto soprattutto allo scarso interesse del cittadino medio nei confronti della res publica e, all’inconsapevolezza del ruolo che invece può recitare nella società.  E’ più facile delegare. Questione di convenienza(?)…

Per quanto riguarda invece una pessima tendenza che si sta affermando anche nel nostro Cilento, ossia la legittimazione popolare come sanatoria di ogni male, ritengo che essa non può e non deve essere un alibi per i politici  inclini a portare avanti i loro interessi personali a discapito dell’interesse generale.

Sull’acquisizione del consenso si dovrebbe aprire una seria riflessione.  Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti con la logica del do ut des? Cari amici cilentani sono anni ormai che stiamo dando senza ottenere nulla, anzi stiamo perdendo, non l’A.s.l, o qualche altro centro di potere, ma le risorse umane, le migliori menti. Guardatevi intorno, siamo sempre di meno, una decrescita demografica costante, comuni che in disprezzo del buon senso difendono campanilisticamente il loro “diritto a morire” pur di non unirsi e fare sistema. Parafrasando il titolo di un film e di un romanzo  di successo “No country for old man”, tristemente mi vien da dire: “Cilento – No country for young man”.

Ritornando alla paventata ipotesi di soppressione dell’A.s.l. Sa 3, sarebbe stato molto più facile per me presentare la vicenda offrendo al lettore soltanto gli argomenti a sostegno della posizione prevalente nel Cilento, ossia la ritorsione politica, l’ingiustificata avidità salernitana.

Invece ho tentato di porre all’attenzione del lettore entrambi i lati della vicenda: la ritorsione politica e la cattiva gestione (a  mio avviso) non tanto economica ma politica dell’A.s.l Sa 3.

Discutiamo nel merito della questione, proponiamo soluzioni possibili. Ve ne sarete resi conto tutti della debolezza dei politici nel Cilento, sono in difficoltà e cercano aiuto e consenso. Che vigliaccheria, quando le cose vanno apparentemente bene fanno a meno di chiedere la partecipazione dei cittadini, quando invece non sono in grado di risolvere i problemi tentano di usarci come pedine del loro scacchiere.

Prossimamente riporterò, se autorizzato, alcune riflessioni sull’A.s.l. Sa 3 che mi sono state inviate.

6 gennaio 2009

ASL SA 3: AI "PAZIENTI" L'ULTIMA PAROLA

Riporto di seguito i video dell’Assemblea Cittadina che si è tenuta a Vallo della Lucania il 3 gennaio 2009 dal tema: “Salviamo la sanità e l’autonomia del Cilento e Vallo di Diano”. Come molti di voi già sapranno la Regione Campania ha varato il piano di rientro dal disavanzo sanitario al fine di evitare il commissariamento della sanità campana da parte del Governo. Essendo una semplice presentazione mi limiterò a cartografare cursoriamente la questione. Il piano prevede una razionalizzazione della spesa che si traduce in tagli di posti letto e in una (probabile) diminuzione delle A.S.L. presenti  sul territorio regionale; la provincia di Salerno sembrerebbe ricevere il peggior trattamento tenuto conto che la diminuzione dovrebbe colpire due delle tre A.s.l. che gravitano nella provincia salernitana. Come dire, la coperta è troppo corta, da una parte bisogna tagliare. Volendo sorvolare sul fatto che soltanto la minaccia del commissariamento ha condotto la giunta campana a intaccare selettivamente i serbatoi elettorali dei vari dominus della regione e a porre un freno allo sperpero di denaro pubblico, la scelta di assegnare una sola A.S.L per provincia ha risvegliato nei cittadini campani, o meglio a una parte di essi, quell’interesse al servizio sanitario che per molti anni è stato latitante. Ma come stanno realmente le cose in merito all’A.s.l. Sa 3? Il think tank cilentano lamenta una grave perdita per il territorio, non si fida della gestione salernitana, teme una penalizzazione del territorio meno influente politicamente (il Cilento) a vantaggio di Salerno e hinterland. Soltanto qualche timido accenno all’utente, ossia al cittadino. Mistero.
Le cariche dirigenziali in questa tormentata vicenda sembrano contare più della qualità del servizio reso ai cittadini. Spaventa l’ipotesi dell’A.s.l. unica, ma si tace sulla gestione clientelare  della sanità posta in essere in questi anni. Un silenzio in realtà assordante, tant’è che lo scrivente legge nella nuova posizione del consiglio regionale e, di conseguenza, del Pd campano la volontà politica di ridefinire ruoli e posizioni. Nessuna censura sulla malasanità, oggi in Campania è in atto una faida politica e, more solito, a pagare saremo noi cittadini.
Dunque, una faida interessa l’area del Partito Democratico, partito che oggi gestisce l’A.s.l Sa 3, partito rappresentato in questo territorio dal vice-presidente della giunta regionale Antonio Valiante.
Un nuovo martire per il Cilento? O, piuttosto, l’incapacità cronica dei cilentani a leggere una realtà ben più complessa?
Ai “Pazienti” l’ultima parola...



I VIDEO DELL'ASSEMBLEA CITTADINA

3 ottobre 2007

TURBOLENZE ITALIANE

La società italiana è scossa da un’ondata di scetticismo nei confronti di chi esercita il potere di governo sulla comunità, sia esso di destra o di sinistra. Eppure ci sono politici e finti giornalisti che inverosimilmente marginalizzano questo fenomeno bollandolo come antipolitica. In un Italia partitocratrica l’uno o l’altro schieramento sono complementari per la sopravvivenza di un sistema politico che tende ad escludere e non ad includere. Prodi sostiene che la politica è lo specchio della società…Forse dimentica o ignora che la politica ha il compito di guidare la società; infatti questa politica ci sta portando in un baratro dal quale sarà difficile risalire. La decadenza etica della classe dirigente del nostro paese, sempre più spesso preoccupata di autoconservare il proprio potere, piuttosto che di affrontare i problemi che affliggono il bel Paese ( il paese del sole che non sviluppa fonti di energia alternative come il fotovoltaico!!!), inevitabilmente influisce sull’agire del cittadino. Se una norma, sia essa giuridica o etica, non viene rispettata dal vertice della piramide organizzativa dello stato, ossia da chi dovrebbe dare l’esempio, per una sorta di effetto domino essa sarà percepita  in maniera distorta dal popolo. In un certo senso il non rispetto delle norme da parte di chi ci governa, “autorizza” il cittadino a compiere tante piccole infrazioni. L’informazione dovrebbe avere un ruolo decisivo nel rendere conoscibili misfatti ed inganni politici, ma cinicamente anch’essa tende a preservarsi e a non alterare il quadro dei poteri consolidatosi nel tempo. Chi crede in un rinnovamento interno della politica non fa altro che alimentare l’oscurantismo persistente che ci attanaglia e che ci condannerà ad un futuro di malessere sociale e di malaffare istituzionale.  Serve un impulso esterno, pulito ed eticamente corretto, per azzerare questo polipo dai mille tentacoli chiamato politica. Che sia Grillo o qualcun altro non importa; è indispensabile una rivoluzione culturale, sociale ed etica affinché il vuoto non venga colmato da soggetti già contaminati da questo sistema.

“Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”- Martin Luther King

26 settembre 2007

MAFIA DI STATO

A 27 anni dall’introduzione del 416 - bis nessuno più  (teorie dellutriane del “Mafia way of life” a parte) si sognerebbe di negare l’esistenza del fenomeno mafioso, come un tempo accadeva.Una piaga intollerabile che soffoca lo sviluppo sociale ed economico di metà del nostro territorio,e falsa in partenza l’economia nazionale e globale.Un esecutivo di un Paese che si suol definire civile e democratico non dovrebbe avere esitazione nell’ inserire la lotta generalizzata alla criminalità organizzata tra i primi e fondamentali punti della propria agenda di governo. In un Paese veramente civile probabilmente si proclamerebbe lo stato d’emergenza. Eppure in Italia da decenni si susseguono Governi che tacitamente inducono a convivere con il fenomeno mafioso, come se esso non esistesse o come se non fosse un problema della politica ma di esclusivo appannaggio della Magistratura e delle forze dell’ordine. La volubilità dell’opinione pubblica, assuefatta agli strali anestetici dell’informazione di regime, fa il resto. La Mafia non è un problema di mero ordine pubblico, questo lo sanno anche i gatti, ma i nostri politici non si sforzano di presentare il problema in termini diversi,in quelle rare occasioni in cui se ne discute, e cioè quando qualcuno spara e ci scappa il morto. Si parla continuamente di economia, di tasse, di occupazione, etc., ma mai un cenno al fatto che metà del territorio nazionale è in mano alle mafie, che metà della nostra economia è in nero, che al sud è praticamente impossibile svolgere attività d’impresa e che le organizzazioni criminali “fatturano” ogni anno una somma su per giù corrispondente a quattro volte la finanziaria 2007. Ai nostri politici tutto questo sembra non interessare. C’è chi considera prioritario riformare le pensioni, chi approvare i Dico, chi modificare la legge 30, la lotta alla mafia sembra quasi un problema secondario, non impellente. Per i magistrati in terra di Mafia fare il proprio dovere è diventato  quasi impossibile. Confindustria promette l’espulsione agli imprenditori che pagano il pizzo. Ma cosa fa lo Stato per proteggere le vittime del racket? Pino Masciari, uno dei pochi imprenditori ad aver denunciato il sistema, vive da 10 anni come un desaparecido insieme alla sua famiglia e gli è stata persino sottratta la scorta. Tant’è che trova addirittura difficoltà a testimoniare nei processi. Il senatore a vita Emilio Colombo tramite la scorta alimentava un traffico di cocaina. Lui si che ne aveva davvero bisogno… Chi può avere il coraggio di denunciare sapendo di non poter contare sul sostegno delle istituzioni?Per quanto tempo ancora tollereremo che i Dell’Utri, i Cuffaro, gli Andreotti siedano comodamente sulle loro poltrone? E’ pur vero, mala tempora currunt,e il degrado morale di questa classe dirigente induce a chiedersi  se davvero sia possibile cadere più in basso di così. Ma dopo 5 anni di Forza Mafia al Governo era lecito aspettarsi qualcosa di più che la nomina a Ministro della Giustizia di un  testimone di nozze di uno stretto collaboratore di Provenzano e di due pregiudicati per reati contro lo Stato e la P.A. nella commissione antimafia. Del resto il fantomatico programma di Governo dell’Unione parla della lotta al crimine organizzato come “priorità assoluta”e tra le tante cose si propone di :” recidere il patto scellerato criminalità organizzata - politica - impresa, perseguendo senza esitazioni contiguità e collusioni con il sistema mafioso”. Invito a punzecchiare con decisione nelle sedi opportune i despoti di casa nostra per chiedere il rispetto del programma di Governo  nel punto “Lotta al crimine organizzato”. E’ giunto il momento di smetterla di chinare il capo, di chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia e al malaffare e di rapportarci con deferenza a questi politicanti di basso profilo.Chiedere una politica senza compromessi con il malaffare non è chiedere la luna. O forse non lo sarebbe se non fossimo in Italia…

20 settembre 2007

L'ANTICAMERA DELLA CRISI...

Se un medico dovesse fare una diagnosi al centro-sinistra italiano, sicuramente direbbe che il paziente è affetto da schizofrenia. Si vota un programma elettorale di oltre 200 pagine, e chi cerca di farlo rispettare viene additato come irresponsabile. Si vincono le elezioni cavalcando l’antiberlusconismo, ma le leggi vergogna sono ancora lì. Addirittura in sede europea il governo Prodi ha difeso la legge Gasparri…in nome dell’italianità e della mala-politica!!! Ricordate la legge ex-Cirielli? Poca roba in confronto dell’indulto!!! La mancanza di decisionismo nell’ambito della coalizione, come gia sottolineato in precedenti post, autoironicamente definitasi Unione, si sta manifestando giorno dopo giorno in modo crescente, direi preoccupante. Temo un “si salvi chi può” all’orizzonte. Oggi al senato è andata in onda l’ennesima prova di forza del Governo: si vota la mozione dell’Unione sulla Rai, la maggioranza non c’è, semmai c’è stata!!! Come al solito i problemi di tenuta della maggioranza vengono dal centro. Se non ci sono i numeri per affrontare la questione Rai, immaginate quando il parlamento dovrà votare la finanziaria o la riforma del welfare!! Vabbè tanto ci siamo abituati ai suicidi dell’Unione: Mastella non vota il programma dell’Unione nella parte in cui si affrontano i Pacs. Cosa fa il Governo, ben sapendo che i senatori dell’Udeur sono decisivi? Propone i Dico. Risultato? Cade il governo!!! Forse manipolare e controllare l’informazione in una società poco educata alla verità, è più importante di amministrare e governare la res publica. Ecco perché tutti i partiti vogliono un consigliere nel Cda Rai. Il direttore del Tg2 ipotizza scenari drammatici a causa delle dichiarazioni di Beppe Grillo…sarà forse perché sente puzza di bruciato, e da fedele servo del potere scende in campo in prima persona per difendere il sistema che gli ha permesso di occupare quel posto. Se osservate il linguaggio di questa politica vergognosa, vi renderete conto che ciclicamente il discorso verte su termini scelti ad hoc per distogliere l’attenzione dai veri problemi: riformisti, radicali, anticlericali, teo-dem, teo-con, liberali-democratici etc. Ora è il momento dell’antipolitica.  La soluzione? Il Partito Democratico, il neo(?)-centrismo…Berlusconi!!!



15 settembre 2007

PAROLE, PAROLE, PAROLE...

Come al solito in Campania il processo di rinnovamento della politica è destinato al fallimento. Finzione è il termine adatto per definire ciò che gli illustri politici campani chiamano nuova stagione della politica. Se il segretario nazionale del Partito Democratico spettava ai Ds in virtù del 17.5 % dei voti su base nazionale, inevitabilmente, e ahimè tristemente, il segretario regionale del PD campano doveva essere, e sarà, un esponente della Margherita, primo partito  della giunta regionale con il 15.92 % dei voti. Il clientelismo paga in termini elettorali, e questo lo sanno bene i cittadini campani, che dovrebbero avere  una sanità eccellente in rapporto a quanto spende la regione, dovrebbero avere una regione con uno sviluppo economico notevole dato l’immane quantitativo di denaro affluito nelle casse (solo?) regionali dall’ Unione Europea (POR e tutti gli altri acronimi che servono a non far capire di cosa si tratta!!!), e invece? In questo ultimo anno era stata prospettata una politica nuova, capace di eliminare ogni tipo di connivenza con la criminalità organizzata, di risolvere l’emergenza dei rifiuti urbani e tossici, di ridurre al minimo strutturale il virus del clientelismo, di innovare, di creare sviluppo e occupazione. E invece qual’è il risultato di tutte queste parole al vento?  Chi gestiva e gestisce a proprio piacimento la politica campana, continuerà a gestirla anche dopo il 14 ottobre, attraverso pedine che non conoscono cosa sia l’autonomia, la progettualità e il merito. Il PD sarà il frutto della partecipazione dei cittadini alla politica, dicevano…Partecipazione non significa legittimare scelte prese da chi non vuole la partecipazione!!

Beh…non tutto è perduto, abbiamo pur sempre il PASER di ferragosto, il Columbus Day, le consulenze, 1 tonnellata di rifiuti tossici per ogni abitante della regione campania, il sole, la pizza e il mandolino!!!



2 settembre 2007

REALTA' VIRTUALE

Giorni di passione e di nostalgia del passato per la politica italiana. Un passato di trame oscure e di debito pubblico. La politica ormai vive di proclami e minacce, di finte ritorsioni e di momentanee riconciliazioni. In democrazia il politico deve render conto del suo operato al cittadino. In Italia no,  l’autoreferenzialità è l’unico criterio di rendicontazione conosciuto dai politici. Il club di Montecitorio non ammette la partecipazione del popolo; essa è severamente vietata dall’art. 1 dello statuto della casta: “Mai permettere al cittadino di esercitare appieno i suoi diritti politici”. Rinnovamento e nuove alleanze, manifestazioni e governo, circoli e P2, neocentrismo e anticlericalismo. Tutti temi che stanno molto a cuore ai nostri carissimi politici, stanchi di un’informazione pressante ed incalzante, che non riesce a cogliere i frutti di una classe dirigente usurata e sottopagata, e troppo spesso fustigata e messa al bando per qualche misera clientela, o per qualche inutile ed insignificante privilegio.

Non c’è nulla da dolersi quando la politica è innovatrice e portatrice di idee come è in Italia. Che male c’è nell’avere la classe dirigente più vecchia d’Europa? Non è colpa dei politici se lo statuto del club prevede come requisito per l’adesione un’età che possa assicurare la continuazione della specie homo latro. Preservare il club da giovani intraprendenti e ancora idealisti è un imperativo categorico. Per questo motivo chi ancora crede in principi come l’uguaglianza e la legalità è pregato di non interferire con il lavoro del club, pena l’allontanamento coattivo  dell’aula del sacro parlamento. C’è un’informazione deviata che pur di speculare sui politici fa credere che un ottimo stipendio da precario non permette di progettare il futuro. Che blasfemia!!! E’ con 15000 euro che non si riesce ad arrivare a fine mese, non con 1000 euro. Tutta questa malvagità sarà sicuramente il frutto di un complotto organizzato da Al Qaeda!!! Ne sono certi i politici, per questo armano, a colpi di esenzioni, il condottiero Ratzinger…



23 agosto 2007

LA POLITICA SI RINNOVA...

L’estate torrida paventata dai nostradamus del meteo si è fortunatamente rivelata una boutade giornalistica. Piuttosto l’Italia è in fiamme, ma per questo non c’è bisogno di nessun frate indovino. Un po’ come dichiarare che la politica italiana è attesa da un autunno rovente, facile no? I tribuni del popolo non hanno perso tempo, dissotterrando il classico clichè degli affabulatori dal fiato corto: rinnovamento. Il rubicondo signore dell’estasi non esiterebbe ad esclamare: perbacco! I nostri affabulatori sono probabilmente stanchi, neanche si sforzano di camuffare la forma. Perché non adoprare, a tal uopo, la santissima lingua dei nostri Padri come, motu proprio, suggerisce il lefebvriano Benedetto XVI? “Lupus agnum edit” disse il savio lupo all’ingenuo gregge di agnelli, e tutti esclamarono: meraviglia!
Renovatio, signori, renovatio salmodiate dalle panche del parlamento.
Nessuno obietterà, nessuno ammonirà, nessuno vi accuserà di profanare la nostra lingua madre, mater omnium virtutum. Insomma, in un parla-mento tutto è lecito e, d’altronde, il linguaggio è un organismo pulsante, cangiante nei tempi e nei modi. E se la classica renovatio diventa sinonimo di “cerchiobottismo”, nulla di nuovo sotto il sole d’Italia, patria dei Gonzaga e dei Borgia, dei Machiavelli e dei cicli storici vichiani. Qua non si muore con tutti i filistei…

Questa è la terra del Partito Democratico e della “prode” Finanziaria.
Pare necessario sottolineare che, per quanto siano stati concepiti da eccellentissime menti, gli stessi rientrano nella vile categoria degli strumenti, dei dispositivi; ciò che, con felice intuizione, i parlanti inglesi chiamano device - e facciamoli contenti gli anglosassoni, questi tronfi ma lodevolmente sintetici padroni del mondo. Un partito, una manovra economica sono, per l’appunto, device, nulla più.

Il rinnovamento, al contrario, è qualcosa che rimanda all’ethos, qualcosa che mette alla prova gli autori di questi dispositivi. Insomma, renewal is not a mere device. Ah, quest’inglesi!
Agli autori dobbiamo chiedere di tradurre le loro idee in prospettive affatto nuove, di sciogliere i ceppi di un passato logoro.
Epperò sembra che il principio-guida dei nostri “cari” onorevoli  sia il trasformismo, ben altra cosa dall’auspicato rinnovamento. Accade tra queste valentissime menti che un movimento circolare sia confuso per un movimento progressivo. Una vera disdetta!

Amministrare e governare con giudizio la res publica deve essere l’atout  per gli eletti dal popolo,  ma pare che l’esercizio parlamentare offuschi la mente di questi onorevoli rappresentanti a tal punto da persuaderli che essi siano gli eletti del popolo. E da questo bizzarro bisticcio di parole, da una vocale aperta e poi chiusa in malo modo può accadere, come invero accade, che l’interesse collettivo si confonda incidentalmente in interesse personale.
Del tutto incidentale, ovviamente.

Il “popolo sovrano” resta l’idea fondativa del vi..[.]oso parlamentare, che opera sempre e comunque per il bene della collettività, fraternamente.
Tocchereste Caino, voi?
In fondo è nostro fratello, lavora per noi…

 Aristide Cherubini Giacoia



1 giugno 2007

MORALISTI A CASA NOSTRA...

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Le idee religiose hanno ancora molto impero, più di quanto non si creda da taluni filosofi. Esse possono rendere grande servizio all’umanità. Essendo d’accordo col papa si domina ancora la coscienza di 100 milioni di uomini. (Benito Mussolini, 5 maggio 1929)

A parte il rilievo che quei 100 milioni di uomini sono diventati 1 miliardo, queste parole del Duce suonano ancora molto attuali e bisognerebbe ricordarle a chi ancora ingenuamente pensa che il potere temporale della Chiesa si sia esaurito con l’estinzione dello Stato Pontificio. Del resto se c’è tanta gente che è disposta a credere a vetusti miti giudaici (tipo Adamo ed Eva e il serpente della prima mela) e a formulazioni dottrinali in stile surrealistico - fantascientifico (tipo la Trinità e la transustanziazione,sic!) non c’è da meravigliarsi…Certo, ci dicono che siamo una democrazia. In una democrazia funziona che tutte le confessioni religiose sono uguali davanti allo Stato e nessun ordinamento religioso interferisce con le norme dello Stato. Si chiama laicità, e in sua assenza non vi è democrazia. Ergo , tecnicamente non possiamo definirci una democrazia in piena regola (tra l’altro se fosse quello della laicità l’unico deficit di democrazia in questo Paese staremmo a posto). Perché non mi si venga a dire che c’è laicità in uno Stato dove esistono cose come l’8 per mille, l’ora di religione nelle scuole, i crocifissi nelle aule pubbliche e dove le gerarchie ecclesiastiche riescono, grazie alla complicità dei partiti-vergogna, cattolici e non, a dettare l’agenda della politica e a dominare i costumi e la morale. Si cerca di imporre l’assolutismo di una morale bigotta, sessuofoba, ipocrita e spesso razzista, che si pretende sia fondata sulla parola di Dio, quando in realtà si tratta della riformulazione fuori contesto di principi enunciati in testi millenari, appartenenti ad una realtà lontana anni luce dalla nostra, riformulazione spesso basata su libere associazioni che farebbero impallidire il miglior Kafka.. Salvo poi guardarsi bene essi stessi dal rispettarla. Così abbiamo preti che predicano vangeli in cui si beatifica la povertà, accanto a ceri elettrici a gettone stile slot machine , emblema di un business che va dai santuari mariani, agli scandalosi giubilei, al listino prezzi dei vari sacramenti e attività connesse. Tutto questo profittando dell’ignoranza della povera gente. Un business così florido da parte di un ente parassitario e improduttivo richiederebbe quantomeno un adeguata tassazione. Invece la Chiesa sottrae ogni anno allo Stato 9 miliardi di euro tra contributi pubblici ed esenzioni fiscali, più 2 miliardi e 250 milioni complessive ai Comuni in termini di esenzione ICI. Metà della finanziaria 2004. Non è meraviglioso? Si predica il “Non uccidere” dimenticandosi che il Catechismo giustificava la pena di morte fino a ieri l’altro, e che la stessa pena di morte è rimasta effettivamente in vigore nel Vaticano fino al secolo scorso. Si condannano l’Illuminismo, il relativismo, lo scientismo e un sacco di altri “-ismi”, in quanto radici dei mali moderni e si rivendicano le radici cristiane del moderno pensiero democratico e scientifico, quando in realtà qualsiasi persona che conosca un po’ di storia sa che è l’esatto contrario, e cioè che la Chiesa è stato un freno al progresso umano e scientifico, e lo è ancora oggi, perché non c’è molta differenza tra il condannare l’evoluzionismo e l’eliocentrismo e scagliarsi contro la ricerca sulle staminali. Si condanna il narcotraffico, ma si seppellisce Enrico De Pedis, noto capo della Banda della Magliana, omicida e narcotrafficante, nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare, un privilegio che, secondo il diritto canonico spetta solo al Pontefice, ai cardinali e ai vescovi. Si biasima la corruzione, ma non fu proprio lo IOR a smistare la maxitangente Enimont? Eh, già, lo IOR…Che dire dello IOR, la banca delle meraviglie, l’unica banca in Europa a non aderire alle norme antiriciclaggio, un collettore di tutta la sporcizia di questo mondo, al centro di tante tra le vicende più oscure di questo Paese…Che dire di Calvi, Sindona, Marcinkus, Gelli Ortolani? Tutti esempi di moralità? Eppure nessun cardinale si è mai indignato per gli strani rapporti finanziari tra l’Ambrosiano e lo IOR…Che dire, “Beati i poveri”… Ebbene, nonostante tutto questo, non appena qualcuno solleva un minimo di critica si scatena un finimondo, appena qualcuno che ha un po’ di senso dello Stato invoca la laicità si tirano fuori sciocchezze letterarie tipo ”laicismo”, “anticlericalismo”, “stalinismo” ecc., i potentati di turno come cagnolini stanno sempre schierati a difesa di Santa Romana Chiesa e quasi mai si spende una parola sul merito della questione. Ovviamente con la complicità del solito giornalismo viscido e ossequioso e di personaggi come Vespa, che si divertono a mandare in onda puntate sulla Madonna di Fatima e il compleanno del Papa, mentre per vedere rai educational bisognerebbe svegliarsi alle 5 del mattino. Questa è l’Italia della doppia morale, una per la gente, l’altra per chi la detta. Gli italiani hanno delegato la propria coscienza morale alla Chiesa, perché forse è più comodo così, è sempre meglio giudicare gli altri che guardarsi dentro. In un periodo di crisi sociale, come quello che stiamo attraversando, i poteri forti tendono sempre di più alla difesa dei propri ruoli, da un lato la politica, dall’altro la Chiesa , da un altro ancora gli industriali, uniti nel nome dell’autoconservazione del potere; noi cittadini siamo l’esercito dei vari poteri, ci schierano per “combattere” finte guerre ideologiche che hanno come unico obiettivo la sopravvivenza ed il rafforzamento di un potere sempre più marcio.

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